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collaudo acustico degli edifici nuova normativa
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Collaudo acustico degli edifici: nuova normativa ambientale, via all’armonizzazione delle norme

Collaudo acustico degli edifici: ridefinite le norme e le competenze.

Il governo ha emanato il D.Lgs. n. 41/2017D.Lgs. n.42/2017 adeguandosi  alla disciplina UE in materia di (rispettivamente) macchine rumorose operanti all’aperto e rumore ambientale.

L’entrata in vigore del D.Lgs 42 /2017 il 19 aprile 2017 propone una nuova armonizzazione della normativa in materia di inquinamento acustico. I criteri generali per l’esercizio della professione di tecnico competente in acustica passano da Regionali a Nazionali, con l’istituzione di apposito albo nazionale e l’obbligo di aggiornamento periodico.

In tutta Italia avremo così i requisiti e le modalità per l’iscrizione, così come le modalità di mantenimento di tale professione, uniformi su tutto il territorio nazionale.

Già la Legge 26 ottobre 1995, n. 447, individuava, come unici autorizzati ad effettuare  le misure di verifica delle prestazioni in opera, i professionisti abilitati e iscritti negli appositi albi regionali.

Le misurazioni di collaudo non sono sempre state effettuate, nonostante la norma UNI 11367 del 2010 definisca invece una procedura per la classificazione acustica degli edifici, le modalità di effettuazione delle misure fonometriche e stabilisca che, dal 2011, debbano essere obbligatoriamente certificati.

Il Collaudatore acustico deve effettuare correttamente le misurazioni per la verifica in opera dei parametri i acustici stabiliti dal D.P.C.M. 5 dicembre 1997.

È bene ricordare che il collaudo è valido soltanto per le parti sottoposte a verifica e che quindi il tecnico deve indicare in modo preciso ove sono state effettuate le misure.  Il certificato di collaudo, in cui il tecnico si assume la responsabilità di garantire il rispetto della norma, non può essere esteso per analogia ad altre porzioni dell’edificio.

Sempre più Comuni richiedono, per rilasciare l’agibilità, che la dichiarazione del direttore lavori, in cui si comunica che la costruzione rispetta tutti gli obblighi di legge, comprenda l’effettuata verifica dei requisiti acustici.

Il valore legale della certificazione è data dalla firma del Tecnico Competente in Acustica Ambientale.

Per maggiori informazioni sulla nuova normativa ambientale in merito al collaudo acustico degli edifici, S.T.A. Studio Tecnico Ambientale Srl è a Vostra disposizione.

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responsabile tecnico albo gestori ambientali
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Responsabile Tecnico albo gestori ambientali: compiti e obbligatorietà di nomina

Per la prima volta, nel DM.324 del 21/06/1991 compare la Figura di Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali

La Figura di Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali compare per la prima volta nel DM.324 del 21/06/1991, sostituito dal DM.406 del 28/04/1998 pubblicato in G.U nel novembre 1998 “Regolamento recante norme di attuazione di direttive dell’Unione Europea, avente ad oggetto la disciplina dell’Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti“.

Nel regolamento sono individuati i requisiti di idoneità tecnica che debbono possedere le Imprese che intendono iscriversi all’Albo Gestori rifiuti.

Tra i molteplici obblighi esiste la nomina di un Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali, persona con adeguate e dimostrabili qualifiche professionali ed esperienze nel campo di gestione dei rifiuti. In base alla tipologia e alle quantità di rifiuti gestiti, il Responsabile Tecnico deve avere competenze specifiche e anni di dimostrabile esperienza. Si tratta di possedere un apposito corso oppure un diploma o laurea specifica unita a vari anni di lavoro in un ambito idoneo.

Il compito principale è definito all’art. 2 della delibera del Comitato Nazionale 4/2000 che cita:

Al Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali spettano: “il controllo e la verifica della permanenza delle caratteristiche del mezzo di trasporto risultanti dalla perizia nonché il rispetto delle modalità e delle condizioni di trasporto precisate nella perizia medesima in relazione alle diverse tipologie di rifiuti, sono effettuati e garantiti dal responsabile tecnico. Il responsabile tecnico è tenuto a dare senza indugio comunicazione al legale rappresentate dell’impresa e alla sezione regionale dell’albo dell’eventuale inidoneità dei veicoli”.

Le responsabilità del Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali variano in una serie di ambiti molto diversi tra di loro seppur correlati:

  • gestione dei rifiuti
  • idoneità dei mezzi adibiti al trasporto (con un occhiolino alla normativa ADR per i rifiuti pericolosi)
  • conoscenza della normativa ambientale e di sicurezza sul lavoro correlati al D.Lgs 152/06 e 81/08 oltre che alla giungla di normative regionali, provinciali e comunali che incidono sulla corretta gestione

 

Da qui nasce la necessità per le aziende di dotarsi spesso di un Responsabile Tecnico esterno, qualora non ci sia una figura interna in grado di ricoprire il ruolo in maniera idonea. Oltre che alle competenze esposte, è necessario il saper relazionarsi con le varie figure che intervengono nel processo a livello aziendale (Responsabile della sicurezza, Consulente per il trasporto delle merci pericolose ADR, esperto in radioprotezione, Preposto per i trasporti, ecc.) e livello di pubblica amministrazione.

 

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direttiva campi elettromagnetici
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Nuova direttiva campi elettromagnetici D.lgs 159/2016: che fare?

Il D.lgs 159/2016 dal 2 settembre 2016 ha recepito la direttiva campi elettromagnetici 2013/35/CE

L’obiettivo generale che la nuova normativa si propone è la protezione dei lavoratori dai campi elettromagnetici nocivi durante l’attività lavorativa.
L’esposizione a campi elettromagnetici è un rischio complesso. Da anni la comunità scientifica sta dibattendo sui reali effetti dell’esposizione. Unanimemente  si è sentita la necessità di definire misure più specifiche per garantire un’adeguata protezione dei lavoratori, senza  ostacolare l’uso e lo sviluppo di tecniche industriali e medicali o di imporre oneri sproporzionati per le imprese, in particolare le PMI.

I campi elettromagnetici sono trattati nel titolo VIII del D.lgs 81/08 che riguarda gli agenti fisici. All’articolo 181 comma 2 ove si parla di valutazione dei rischi troviamo:

“La valutazione dei rischi derivanti da esposizioni ad agenti fisici è programmata ed effettuata, con cadenza almeno quadriennale da personale qualificato nell’ambito del servizio di prevenzione e protezione in possesso di specifiche conoscenze in materia. La valutazione dei rischi è aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti che potrebbero renderla obsoleta, ovvero, quando i risultati della sorveglianza sanitaria rendano necessaria la sua revisione. I dati ottenuti dalla valutazione, misurazione e calcolo dei livelli di esposizione costituiscono parte integrante del documento di valutazione del rischio.”

Secondo diverse interpretazioni, la nuova direttiva 2013/35/CE rappresenta una “evoluzione della tecnica, della prevenzione e della protezione” per cui, secondo l’art. 29 del D.Lgs 81/08 va riprogrammata immediatamente la valutazione dei rischi, anche se non trascorsi i 4 anni.

 

Nel corso dell’aggiornamento sarà necessario riconsiderare la valutazione già effettuata, riesaminando le categorie di lavoratori e le attrezzature alla luce del D.lgs 159/2016 applicando i nuovi limiti che sono stati modificati.In particolare:

  • VLE – valori limite di esposizione per effetti sanitari
  • VLE – valori limite di esposizione per effetti sensoriali
  • VA – valori di azione per campi elettrici e magnetici, inferiori e superiori

Ricordiamo che i valori differiscono in funzione delle frequenze di emissione e del tipo di lavoratori considerati.

 

La Commissione Europea ha elaborato nuove linee guida che permettono di escludere tutta una serie di casi di minore esposizione, dall’obbligo di effettuare misure alleggerendo così gli obblighi delle piccole medie imprese.
Il primo passo della valutazione definisce la tipologia di lavoratori esposti come:

  • lavoratori non esposti a particolari rischi
  • lavoratori esposti a particolari rischi (esclusi quelli con dispositivi impiantati attivi)
  • lavoratori con dispositivi impiantati attivi

 

Il decreto sui campi elettromagnetici indica nel dettaglio come è necessario muoversi nel caso siano presenti lavoratori esposti a particolari rischi o con dispositivi impiantati attivi.

I lavoratori devono essere coinvolti mettendo a punto una comunicazione ad hoc. Il medico competente deve essere consultato e la materia è soggetta a privacy.
Tra le novità, l’obbligo di effettuare nuove misurazioni nel caso siano presenti sorgenti che generano campi elettromagnetici non sinusoidali. Deve infatti essere misurato il picco ponderato con strumenti conformi alle linee guida ICNIRP 2010.
Nel caso di superamento di alcuni valori limite, la nuova direttiva campi elettromagnetici indica tutta una serie di prescrizioni che devono essere puntualmente verificate.

 

S.T.A. Studio Tecnico Ambientale Srl è dotata di attrezzature e personale qualificato per supportare le imprese nell’aggiornamento della valutazione dei rischi da campi elettromagnetici.

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accordo-stato-regioni-2016
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Il nuovo accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016: ecco come cambia l’e-learning

Dal 3 settembre è entrato in vigore il nuovo accordo Stato-Regioni 2016 sulla formazione che sostituisce il suo predecessore del 2006.

L’accordo del 2006 riguardava il processo formativo dei RSPP/ASPP; il nuovo accordo del 7 luglio 2016 modifica contemporaneamente alcuni importanti punti dell’accordo del 2011 sulla formazione del personale dipendente.

I punti salienti dell’accordo Stato-Regioni 2016 sono principalmente due.

La drastica riduzione di ore di aggiornamento e di formazione per gli RSPP/ASPP oltre che il passaggio dai 9 moduli b ad un unico modulo da 48 ore con eventualmente 4 classi di specializzazione (pesca-agricoltura, costruzioni, chimico, sanitario).

Inoltre l’aggiornamento quinquennale ha un monte ore che non è più dovuto dal settore di appartenenza ma dal ruolo. Un RSPP deve effettuare 40 ore di aggiornamento a prescindere dal modulo B (o dai moduli) a cui è abilitato, mentre un ASPP deve effettuare 20 ore di aggiornamento. Metà di queste possono essere svolte in modalità e-learning.

Per una corretta attestazione è necessario avere sempre, oltre che l’attestato, anche copia del registro presenze che attesti una partecipazione di almeno il 90% ad un corso di aggiornamento o ad un seminario specifico che valga come credito formativi di aggiornamento.

Il monte ore di partecipazione a seminari non può superare il 50% del monte ore complessivo.

e-laerning sicurezza lavoro

L’attivazione e l’ampliamento delle modalità e-learning

Quest’ultimo punto è stata fonte di numerose controversie dal 2011 ad oggi e finalmente sono stati chiariti i punti e le tipologie di sistemi erogatori per la formazione.
A favore delle imprese, da oggi, va rimarcata la possibilità di erogare la formazione specifica ai SOLI lavoratori a basso rischio (per esempio i videoterminalisti) in modalità e-learning, mentre per le altre tipologie di lavoratori a rischio medio o alto continua a essere obbligatoria la partecipazione ad un corso “dal vivo”.

Continuano ad essere disponibili in rete numerosi corso e-learning per quasi tutte le tipologie di formazione per la sicurezza, ma occorre prestare molta attenzione: infatti non è possibile la formazione e-learning per gli RLS (a meno che non sia specificatamente previsto dal CCNL di appartenenza) e non può essere erogata tramite piattaforme tutta quella tipologia di corsi che prevedono una parte pratica (vedasi corsi attrezzature, corsi antincendio e corsi primo soccorso).

Contattateci per maggiori informazioni, il nostro Studio è sempre a disposizione per qualsiasi chiarimento!

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patentino fitosanitario
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Fitosanitari: dal 1° luglio 2016 obbligo del “Patentino”

A due anni e mezzo dell’entrata in vigore della legge 150/2012 sono scadute le proroghe per l’acquisto e l’utilizzo libero dei fitofarmaci

Il D.Lgs 150/12 prevedeva a partire dal 26 novembre 2014 sostanziali modifiche alle procedureper ottenere l’abilitazione all’acquisto ed all’utilizzo dei prodotti fitosanitari, comunemente nota come “patentino fitosanitario”. Termine ultimo per l’acquisizione era stata fissato a novembre 2015 e poi prorogato al 30 giugno 2016.

La legge ha introdotto grosse novità e un importante impegno da parte degli utilizzatori occasionali, ovvero da coloro che in maniera non continuativa o non professionale sono oggi costretti ad acquisire il patentino fitosanitario per piccole attività su orti, frutteti e piante.

Rimangono tuttavia in libera vendita i cosiddetti PPO o PPE (prodotti per piante ornamentali, prodotti per piante edibili) che possono essere venduti in luoghi specializzati a chiunque. Si tratta di (poche) sostanze che sono utilizzate esclusivamente in ambienti domestici e che sono poco o nulla pericolose per la salute e la sicurezza della persona e dell’ambiente.

Purtroppo però alcune sostanze di larghissima diffusione, come l’apparentemente poco pericoloso solfato di rame (“verderame”) richiedono il possesso del patentino fitosanitario sia per l’acquisto sia per l’utilizzo.

Questo mette in difficoltà le persone che hanno piccoli appezzamenti e che magari devono fare dei trattamenti obbligatori alle piante (esempio: vite) che possono essere eseguiti soltanto tramite l’utilizzo di sostanze non PPO ne PPE.

I requisiti per ottenere il patentino fitosanitario sono chiari e abbastanza semplici.

  • Maggiorenne non in possesso dei seguenti titoli di studio: diplomi di istruzione superiore di durata quinquennale o di laurea (anche triennale) nelle discipline agrarie e forestali, biologiche, naturali, ambientali, chimiche, farmaceutiche, mediche e veterinarie: corso di 20 ore ed esame finale a cura dell’Autorità territorialmente competente in materia di agricoltura (frequenza non inferiore al 75%);
  • Maggiorenne in possesso dei seguenti titoli di studio: diplomi di istruzione superiore di durata quinquennale o di laurea (anche triennale) nelle discipline agrarie e forestali, biologiche, naturali, ambientali, chimiche, farmaceutiche, mediche e veterinarie: esame finale a cura dell’Autorità territorialmente competente in materia di agricoltura.

Per sapere se la sostanza, la miscela o il principio attivo rientrano nell’obbligo dell’utilizzo del patentino fitosanitario basta inserire il nome nell’apposito registro del Ministero della Salute che contiene il database di tutte le sostanze fitofarmaceutiche legali in Italia e che potrete trovare al questo link.

 

Il nostro Studio è sempre a disposizione per ogni chiarimento al riguardo.

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sistri
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Ritorna alla carica il SISTRI: il nuovo DM 78 del 30/03/2016 abroga il vecchio DM 52/2011

Dal prossimo 08/06/2016 sarà vigente il nuovo decreto ministeriale recante le nuove disposizioni relative al funzionamento del sistema di tracciabilità informatico dei rifiuti, con un focus del Governo sulla lotta agli illeciti sui rifiuti pericolosi.

Dopo anni di attesa, rinvii e modifiche è stato pubblicato sulla G.U. 120 del 24/05/16 il nuovo DM Ambiente che fa tabula rasa sul SISTRI (Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti) semplificandone i contenuti e indicandone i nuovi criteri e chi ha l’obbligo di adesione.
Già con la Legge 25 di febbraio 2016 erano slittati nuovamente i pieni termini di applicazione delle sanzioni sulla mancata iscrizione e pagamento degli oneri da parte dei soggetti obbligati nell’ordine del 50% fino al 31/12/2016 (ricordiamo quindi che la sanzione comunque può arrivare fino a 46.500 € in caso di mancanza d’iscrizione e 7.500 € in caso di mancato pagamento – art. 260-bis comma 1-2 D.lgs. 152/06).

Dalla prossima settimana sono identificati all’obbligo di adesione i seguenti soggetti, ricadenti nella definizione di cui al comma 1 dell’art 188-ter del D.lgs. 152/06, eccone alcuni:

  • Gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi.
  • Gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali pericolosi a titolo professionale.
  • Sono compresi i vettori esteri che operano sul territorio nazionale, o che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti urbani e speciali pericolosi, inclusi i nuovi produttori che trattano o producono rifiuti pericolosi.
  • In caso di trasporto intermodale, i soggetti ai quali sono affidati i rifiuti speciali pericolosi in attesa della presa in carico degli stessi da parte dell’impresa navale o ferroviaria o dell’impresa che effettua il successivo trasporto.
  • I comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio della regione Campania.

 

È importante notare come, al momento, da questo decreto risultino ESCLUSI i produttori iniziali di rifiuti speciali non pericolosi, indipendentemente dal numero di dipendenti, abrogando cosi parte dell’art. 3, comma 1 lett. b) del vecchio DM 52/2011. Possono comunque aderire al SISTRI su base volontaria.

Viene anche abolito il sistema di vigilanza e controllo, mai pienamente attuato, demandando all’Arma dei Carabinieri (art. 3) il flusso di informazioni, che sarà messo a disposizione degli Enti di controllo con l’intenzione di rendere più efficaci, veloci e incisivi i controlli e la lotta all’abusivismo sull’abbandono e la mala gestione dei rifiuti pericolosi. Purtroppo le procedure secondo le quali questo dovrà avvenire devono ancora essere emanate, come previsto all’art. 2 del decreto.

Per ulteriori informazioni sul SISTRI il Nostro Studio è a disposizione.

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testo unico sicurezza sul lavoro
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Testo Unico Sicurezza sul lavoro: ecco le novità legislative del 2015

Modifiche al D.Lgs 81/08 (Testo Unico Sicurezza sul lavoro) a seguito della pubblicazione del D.Lgs 151/2015.

La pubblicazione, il 23 agosto ultimo scorso, del D.Lgs 81/08 ha introdotto modifiche importanti al Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs 81/08). Il decreto è entrato in vigore il  giorno successivo alla pubblicazione. Il Ministero del lavoro ha pubblicato così una nuova versione on-line del Testo Unico (D.Lgs 81/08) che raccoglie alcuni spunti presenti in circolari ed interpelli pubblicati nel corso degli ultimi anni.

Vediamo alcune delle novità introdotte dal D.Lgs 151/2015.

Datore di lavoro e Addetto Primo Soccorso ed Antincendio

Viene abrogato il comma che impediva al Datore di Lavoro di svolgere l’attività di addetto primo soccorso ed antincendio qualora fossero impiegati più di 5 lavoratori.

Sistema sanzionatorio

Sono decuplicate e triplicate le sanzioni che riguardino la mancata attuazione degli obblighi di garanzia (invio a visite mediche, formazioni del personale, ecc.) se riguardano rispettivamente più di 5 o più di 10 dipendenti.

Requisiti del coordinatore per la sicurezza 

È previsto l’aggiornamento dell’allegato XIV, contenente le prescrizioni  relative i corsi a cui sono soggetti i Coordinatori per la sicurezza in fase di progettazione ed in fase di esecuzione. L’aggiornamento deve avvenire in sede di Conferenza permanente Stato-Regioni. Vengono inoltre stabiliti i limiti per l’erogazione dei corsi in e-learning che potrà riguardare solo la parte normativa.

Prestazioni di lavoro accessorio

Cambiano le modalità di applicazione delle disposizione di legge, sia a livello economico che di sicurezza per l’impiego dei vaucher. L’equiparazione ai lavoratori rimane per datori di lavoro quali imprenditori e professionisti, negli altri casi vi è l’equiparazione ai lavoratori autonomi soggetti all’art. 21 del D.Lgs 81/08

Viene chiaramente effettuata l’esclusione delle disposizioni del D.Lgs. 81/08 e delle norme speciali vigenti in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili.

Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive

Viene modificata la composizione del Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, che viene presieduto dal Ministro della salute.

Nuovi strumenti per la riduzione del rischio

L’Inail ha l’obbligo di creare strumenti tecnici e specialistici per la riduzione dei livelli di rischio disponibili per il datore di lavoro e informatizzati secondo il prototipo europeo OiRA (Online interactive Risk Assessment).

Cantieri mobili

Il Testo Unico Sicurezza sul lavoro viene aggiornato con l’ultima novità in tema di piccoli cantieri inserita dalla legge europea 2014 (legge 115/2015).

Contratti di somministrazione

 Gli obblighi di sicurezza nell’ambito dei contratti di somministrazione, dopo l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 3 da parte di uno dei decreti attuativi del Jobs Act non sono più ad esclusivo carico dell’utilizzatore.

Sanzioni a carico del medico competente

Per il Medico competente che, accertata un’anomalia nei lavoratori esposti ad uno stesso agente, non provveda ad informarne il datore di lavoro la sanzione viene elevata a 1.315,20 euro.

Riepilogo normativo

Le novità introdotte a livello normativo nel D.Lgs 81/08 possono essere di seguito specificate:

  • Corretto l’importo massimo previsto per l’ammenda all’art. 284 comma 1;
  • Inseriti gli interpelli dal n. 26 al n. 28 del 31/12/2014, le precisazioni all’interpello n. 20/2014 del 31/12/2014, e gli interpelli dal n. 1 al n. 5 del 23 e 24/06/2015
  • Inserite le circolari n. 34 del 23/12/2014, n. 35 del 24/12/2014, n. 3 del 13/02/2015, n. 5 del 3/03/2015 e n. 22 del 29/07/2015;
  • Inserito il decreto interministeriale n. 201 del 18 novembre 2014, recante norme per l’applicazione, nell’ambito dell’amministrazione della giustizia, delle disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro (avviso pubblicato nella G.U. n. 15 del 20 gennaio 2015); Abrogazione del comma 5 dell’art. 3, ai sensi dell’art. 55, comma 1, lettera e), del D.Lgs. 15 giugno 2015, n.  81 (SO n.34 alla G.U. 24/06/2015, n.144, in vigore dal 25/06/2015);
  • Modifica dell’art. 88, comma 2, lettera g-bis), ai sensi dell’art. 16, comma 1, della legge 29 luglio 2015, n. 115 (G.U. 03/08/2015, n.178, in vigore dal 18/08/2015);
  • Inserite le modifiche agli artt. 3, 5, 6, 12, 14, 28, 29, 34, 53, 55, 69, 73-bis (nuovo articolo), 87, 98 e 190, introdotte dal d.lgs. 14 settembre 2015, n. 151 recante “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n.183” (G.U. n. 221 del 23/09/2015 – S.O. n. 53, in vigore dal 24/09/2015).

Link per il Testo Unico Sicurezza sul lavoro aggiornato a settembre 2015

• Link per il testo D.Lgs 151/2015

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prevenzione incendi
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Prevenzione incendi: nuova regola tecnica orizzontale

Nuova regola tecnica orizzontale di prevenzione incendi – Decreto 3 agosto 2015

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 agosto 2015 il decreto del Ministero dell’Interno del 3 agosto 2015 recante “Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139.

L’obiettivo del decreto è quello di passare dall’approccio prescrittivo delle regole tecniche di prevenzione incendi attualmente in vigore ad un approccio prestazionale, capace di raggiungere elevati livelli di sicurezza antincendio attraverso un insieme di soluzioni tecniche, anche alternative tra loro, ma più flessibili e aderenti alle peculiari esigenze delle diverse attività.

Il decreto si compone di cinque articoli e di un corposo allegato tecnico.

Nell’articolo si specifica che la nuova metodologia prestazionale potrà essere adottata in alternativa alle vigenti disposizioni di prevenzione incendi, per consentire l’introduzione del nuovo approccio con la necessaria gradualità.

In particolare, tra le attività soggette a prevenzione incendi, definite nell’allegato al D.P.R. 151/2011, solo un sottoinsieme di 34 delle 80 in elenco può essere oggetto delle nuove modalità operative.
Si tratta principalmente di attività industriali e produttive non ancora provviste di regola tecnica quali, ad esempio, officine e laboratori con operazioni di saldatura, officine o laboratori per la verniciatura con vernici infiammabili, mulini, essiccazione cereali, produzione caffè, zuccherifici, attrezzerie teatrali, plastiche, resine, concimi, lampade, metalli, officine auto e moto, stabilimenti per la produzione di sapone, di candele e altro, centrali elettroniche per l’archiviazione e l’elaborazione dati, tipografie, litografie, stampa in offset ed attività similari.

È auspicabile che tale nuovo approccio venga poi esteso anche alle altre attività normate, per le quali costituirà comunque un utile riferimento nel caso di presentazione dell’istanza di deroga all’integrale osservanza delle regole tecniche prevista dall’art. 7 del D.P.R. 151/08.

L’allegato tecnico è strutturato in quattro sezioni:

  • Sezione G – Generalità, con i principi fondamentali per la progettazione della sicurezza antincendio, applicabili indistintamente alle diverse attività;
  • Sezione S – Strategia antincendio, contiene le misure antincendio di prevenzione, protezione e gestionali applicabili alle diverse attività, per comporre la strategia antincendio al fine di ridurre il rischio di incendio;
  • Sezione V – Regole tecniche verticali, contiene le regole tecniche di prevenzione incendi applicabili a specifiche attività o ad ambiti di esse, le cui misure tecniche previste sono complementari o integrative a quelle generali previste nella sezione “Strategia antincendio”. Tale sezione sarà nel tempo implementata con le regole tecniche riferite ad ulteriori attività;
  • Sezione M – Metodi, con la descrizione delle metodologie progettuali.

L’applicazione dell’approccio prestazionale permetterà la valutazione di soluzioni alternative che consentano il medesimo livello di prestazione e quindi di sicurezza antincendio, consentendo quindi scelte progettuali più efficaci e vantaggiose anche dal punto di vista economico.

Ai progettisti è quindi richiesto un sforzo aggiuntivo di aggiornamento e specializzazione nel settore della modellizzazione e valutazione delle strategie antincendio.

Tali competenze, prettamente ingegneristiche, possono essere fornite dalla nostra società poiché i nostri collaboratori sono costantemente formati riguardo alla tecniche di fire engineering, abilitati ed iscritti negli elenchi del Ministero dell’Interno dei professionisti antincendio di  cui  al D.lgs. 8  marzo  2006,  n.  139.

 

 

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dpi
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Dispositivi di protezione individuale (DPI): i rischi residui ed il loro peso sulle percezioni sensoriali

L’utilizzo dei DPI (dispositivi di protezione individuale) incide in maniera pesante sulle percezioni sensoriali ed ambientali dei lavoratori.

I cinque sensi che vengono utilizzati per “conoscere” il mondo vengono modificati dall’utilizzo dei DPI. Spesso questi infatti inducono una sorta di “isolamento” del lavoratore dal contesto in cui opera, causando distrazione, stanchezza e disagio emozionale.
È necessario quindi che venga sempre affrontato in fase di valutazione del rischio un criterio di valutazione che tenga conto di queste problematiche legate all’uso dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale).

A questo proposito rimane necessario determinare quale sia per l’operatore il livello di accettabilità del DPI nell’ambito delle operazioni svolte. È possibile utilizzare test di valutazione, compilati dai produttori di DPI, che hanno lo scopo di orientare la scelta degli acquirenti verso soluzioni più consone alla propria attività. Come esempio può essere scelto un dispositivo di protezione individuale per l’udito che filtri le frequenze più dannose in un determinato ambiente, salvaguardando quelle necessarie alla comunicazione verbale.

 

Nella progettazione e nella scelta dei DPI devono essere effettuate sempre tre considerazioni di base:

  • Il DPI deve essere adattabile al singolo lavoratore che deve, direttamente o tramite il proprio rappresentante, essere coinvolto nelle scelte.
  • Deve essere sempre effettuata una corretta formazione, informazione e addestramento sull’uso dei Dispositivi di Protezione Individuali che permetta al lavoratore una completa chiarezza sulle motivazioni degli obblighi di utilizzo degli stessi.
  • Attenzione all’estetica, soprattutto per quanto concerne i lavoratori più giovani per cui la scarpa o l’occhiale rappresentano non solamente un Dispositivo di Protezione Individuale ma un accessorio importante.

 

Vediamo ora in breve l’influenza dei DPI sui cinque sensi:

 

La vista

L’utilizzo di DPI quali occhiali e visiere può comportare una limitazione del campo visivo e ad un indebolimento della visione ottica. Non tutti di DPI inoltre permettono il contemporaneo utilizzo di lenti correttive garantendo la protezione e il comfort visivo necessari

 

L’udito

Come già accennato, i Dispositivi di Protezione Individuale sull’udito se troppo occlusivi possono ingenerare pericolosi effetti di mascheramento uditivo, responsabili a loro volta di gravi incidenti sul lavoro.

 

Gusto ed Olfatto

Alcuni Dispositivi di Protezione Individuale possono ingenerare odori troppo forti e sensazioni gustative sgradevoli. Oltre al disconfort evidente che può portare ad un rifiuto dell’operatore dell’utilizzo del DPI stesso, può aumentare il rischio dovuto al mancato allarme per la presenza di sostanze nocive.

 

Tatto

È necessario che le caratteristiche dei guanti siano tali da garantire l’abilità e la destrezza del lavoratore in ogni clima in cui questi è chiamato ad operare. Un guanto troppo spesso protegge dal freddo, ma impedisce ad esempio l’apertura di un gancio o di un bottone da slacciare.

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radiazioni solari ultraviolette
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La radiazione ultravioletta solare: nuovi rischi emergenti

La radiazione ultravioletta solare è un rischio di natura professionale per tutti i lavoratori che lavorano all’aperto.

Le più autorevoli organizzazioni internazionali (ICNIRP, ILO, WHO) e nazionali (Istituto Superiore di Sanità) hanno individuato  e caratterizzato le patologie foto indotte, tra queste spicca per gravità il cancro alla pelle.
La radiazione ultravioletta solare colpisce essenzialmente organi bersaglio, tra i quali pelleocchi.
Tra i lavoratori che possono essere soggetti ad alto rischio di esposizione ultravioletta solare abbiamo:

  • Addetti a lavorazioni agricole, forestali e giardinaggio
  • Bagnini e istruttori di sport all’aperto
  • Lavoratori in cantieri stradali, cave e miniere a cielo aperto
  • Lavoratori del comparto pesca, ormeggiatori e attività portuali
  • Addetti alle attività di ricerca e stoccaggio idrocarburi liquidi e gassosi nel territorio, nel mare e nelle piattaforme continentali

Tra i lavoratori soggetti a esposizione a radiazione ultravioletta solare con rischi di minore entità abbiamo:

  • Parcheggiatori, operatori ecologici, netturbini
  • Addetti alle lavorazioni all’aperto in genere
  • Portalettere e recapito spedizione
  • Agenti di polizia locale e forze dell’ordine
  • Addetti alla manutenzione di linee elettriche ed idrauliche esterne

 

Effetti sulla salute della radiazione ultravioletta solare

L’occhio e la pelle sono i due “bersagli critici” nell’esposizione alla radiazione ultravioletta. Gli effetti per gravità dipendono da alcuni fattori quale il tempo di esposizione alla lunghezza d’onda della radiazione e dalla fotosensibilità individuale, che è una caratteristica geneticamente determinata.
Gli effetti dell’esposizione alla radiazione ultravioletta solare possono essere distinti in:

  1. effetti a breve termine o da esposizione acuta con tempi di latenza dell’ordine di ore, giorni;
  2. effetti a lungo termine o da esposizione cronica con tempi di latenza di mesi, anni.

In generale per ciascun effetto acuto è possibile stabilire “la dose soglia” al di sotto della quale l’effetto non si verifica. La maggior parte degli effetti a lungo termine hanno natura diversa dagli effetti acuti e la loro probabilità (carcinoma cutaneo) o la loro gravità (fotoinvecchiamento della pelle) è tanto maggiore quanto più è elevata la dose accumulata dall’individuo.
Per effettuare una valutazione del rischio connesso all’esposizione si utilizzano concetti quali quello della MED, cioè della dose minima per l’eritema. Il MED è definito come la dose di UV efficace in grado di provocare un arrossamento percettibile della pelle umana non precedentemente esposta al sole. È evidente che, poiché le persone non sono ugualmente sensibili alla radiazione UV a causa delle differenti capacità di autodifesa della pelle (pigmentazione), 1 MED varia fra le popolazioni europee in un intervallo compreso fra 200 e 500 ( J/m2).
Nella tabella sottostante è possibile consultare i valori di MED per differenti tipi di pelle secondo le norme DIN-5050. La tabella è tratta da www.portaleagentifisici.it.

radiazioni ultraviolette solari

Generalmente più utilizzato per valutare il rischio generale legato all’ambiente, dato facilmente reperibile anche sulle previsioni meteo, che può essere utile nella decisione dei dispositivi da utilizzare. 12 è l’indice più alto (massimo rischio) e 1 il più basso (minimo rischio)
Riportiamo   si riportano i pittogrammi adottati dalla OMS ai fini dei crescenti livello di rischio associati all’indice UV per prevenire i danni da radiazione solare ultravioletta index.

pittogrammi OMS

Per tutelare i lavoratori nell’esposizione alla radiazione solare ultravioletta è necessario sempre tenere conto dei fattori individuali che fortemente influenzano il rischio. È necessario inoltre tenere conto della presenza di agenti fotosensibilizzanti largamente presenti in alcuni comparti come quello della pesca
I fototipi riconosciuti sono 6, più basso è il fototipo più facile la possibilità di avere danni dall’esposizione al sole. È necessaria sempre una preliminare valutazione del fototipo del lavoratore al fine di definire l’entità del rischio.

Fototipo 1 Capelli rossi o biondi. Pelle lattea, spesso con efelidi.
Si scotta sempre. Non si abbronza mai.
Fototipo 2 Capelli biondi o castano chiari. Pelle chiara.
In genere si scotta. Si abbronza con difficoltà.>
Fototipo 3 Capelli castani. Pelle chiara con minimo colorito.
Si scottano frequentemente. Abbronzatura chiara.
Fototipo 4 Capelli bruni o castano scuri. Pelle olivastra.
Si scottano raramente. Si abbronza con facilità.
Fototipo 5 Capelli neri. Pelle olivastra.
Non si scottano quasi mai. Abbronzatura facile e molto scura.
Fototipo 6 Capelli neri. Pelle nera. Non si scottano mai.

 

 

 

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