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emergenze nei condomini
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Nuovi adempimenti per la gestione delle emergenze nei condomini – DECRETO 25 Gennaio 2019

Il 6 maggio 2019 è entrato in vigore il Decreto Ministero dell’Interno 25 gennaio 2019 recante “Modifiche ed integrazioni all’allegato del decreto 16 maggio 1987, n. 246 concernente norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazione”.

Le nuove norme non stravolgono quanto già in campo, ma spostano l’attenzione da un adempimento tecnico-prescrittivo alla gestione dell’attività ai fini antincendio.

Per gli edifici di civile abitazione esistenti, gli adempimenti devono essere eseguiti entro i seguenti termini:

  • entro il 6 maggio 2021 per le disposizioni riguardanti l’installazione, ove prevista, degli impianti di segnalazione manuale di allarme incendio e dei sistemi di allarme vocale per scopi di emergenza;
  • entro il 6 maggio 2020 per le restanti disposizioni.

 

Per gli edifici di civile abitazione esistenti entro il 6 maggio 2019 soggetti agli adempimenti di prevenzione incendi di cui al DPR n. 151/2011 (ossia con altezza antincendi – “Altezza massima misurata dal livello inferiore dell’apertura più alta dell’ultimo piano abitabile e/o agibile, escluse quelle dei vani tecnici, al livello del piano esterno più basso” > 24 m. e quindi soggetti al controllo dei Vigili del Fuoco con CPI o SCIA),  viene comunicato al Comando dei Vigili del Fuoco l’avvenuto adempimento ai suddetti adeguamenti, all’atto della presentazione della attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio.

Entrando nel dettaglio, la nuova norma prevede 4 Livelli di Prestazione (L.P.) a cui corrispondono diversi adempimenti:

  • L.P. 0 – per edifici di altezza antincendi  compresa tra 12 e 24 metri;
  • L.P. 1 – per edifici di altezza compresa tra 24 e 54 metri;
  • L.P. 2 – per edifici di altezza compresa tra 54 e 80 metri;
  • L.P. 3 – per edifici di altezza oltre 80 metri o, indipendentemente dall’altezza, se con più di 1000 occupanti.

 

La regola tecnica prevede, per ogni livello di prestazione, compiti e funzioni per il responsabile dell’attività e gli occupanti, le misure da attuare in caso d’incendio (L.P. 0), le misure antincendio preventive, la pianificazione dell’emergenza e il centro di gestione dell’emergenza (L.P. 3).

Con “responsabile dell’attività” si intente: ruolo di responsabile dell’attività, che non necessariamente coincide con l’amministratore, in quanto è un soggetto che non ha autonomia decisionale e di spesa nei confronti della effettuazione degli interventi di manutenzione. Il decisore permane essere, infatti, l’assemblea del condominio, alle cui scelte si deve rifare l’amministratore. Il soggetto preposto allo svolgimento del ruolo del responsabile dell’attività potrebbe, quindi, coincidere con l’insieme dei condomini.

 

Livelli di Prestazione 0 – 12 m ≤ h < 24 m

 

Compiti del Responsabile dell’attività:

  • identifica le misure standard da attuare in caso d’incendio;
  • fornisce informazione agli occupanti sulle misure da attuare in caso d’incendio;
  • espone un foglio informativo riportante divieti e precauzioni da osservare, numeri telefonici per l’attivazione dei servizi di emergenza, nonché le istruzioni per garantire l’esodo in caso d’incendio, come previsto nelle misure da attuare in caso d’incendio;
  • mantiene in efficienza dei sistemi, dispositivi, attrezzature e delle altre misure antincendio adottate, effettuando verifiche di controllo ed interventi di manutenzione;

 

Compiti degli Occupanti

In condizioni ordinarie:

  • osservano le indicazioni sui divieti e precauzioni riportati nel foglio informativo;
  • non alterano la fruibilità delle vie d’esodo e l’efficacia delle misure di protezione attiva e passiva.
  • In condizioni d’emergenza, attuano quanto previsto nel foglio informativo.

 

Misure da attuare in caso d’incendio:

Le misure standard da attuare in caso d’incendio consistono nell’informazione agli occupanti sui comportamenti da tenere:

  • istruzioni per la chiamata di soccorso e le informazioni da fornire per consentire un efficace soccorso;
  • azioni da effettuare per la messa in sicurezza di apparecchiature ed impianti;
  • istruzioni per l’esodo degli occupanti, anche in relazione alla presenza di persone con limitate capacità motorie, ove presenti;
  • divieto di utilizzo degli ascensori per l’evacuazione in caso di incendio, ad eccezione degli eventuali ascensori antincendio da utilizzare con le modalità di cui al D.M. 15 settembre 2005;

 

In attività caratterizzate da promiscuità strutturale, impiantistica, dei sistemi di vie d’esodo ed esercite da responsabili dell’attività diversi, le pianificazioni d’emergenza delle singole attività devono tenere conto di eventuali interferenze o relazioni con le attività limitrofe.In tali attività, devono essere previste planimetrie per gli occupanti indicanti le vie d’esodo, installate in punti opportuni ed essere chiaramente visibili.
Livelli di Prestazione 1 – 24 m < h ≤ 54 m
Compiti del Responsabile dell’attività:

  • Organizza la gestione della sicurezza antincendio attraverso:
  • predisposizione e verifica periodica della pianificazione d’emergenza;
  • informazione agli occupanti su procedure di emergenza da adottare in caso d’incendio e sulle misure antincendio preventive che essi devono osservare;
  • mantenimento in efficienza dei sistemi, dispositivi, attrezzature e delle altre misure antincendio adottate, effettuando verifiche di controllo ed interventi di manutenzione, riportando gli esiti in un registro dei controlli;
  • esposizione di foglio informativo e cartellonistica riportante divieti e precauzioni da osservare, numeri telefonici per l’attivazione dei servizi di emergenza, nonché riportante istruzioni per garantire l’esodo in caso d’incendio; tali istruzioni saranno redatte in lingua italiana ed eventualmente, su esplicita richiesta dell’assemblea o qualora l’Amministratore lo ritenga opportuno, potranno essere redatte anche in altre lingue fermo restando l’utilizzo di cartellonistica di sicurezza conforme alla normativa vigente;
  • verifica, per le aree comuni, dell’osservanza dei divieti, delle limitazioni e delle condizioni normali di esercizio;
  • adozione delle misure antincendio preventive.

Compiti degli Occupanti
In condizioni ordinarie, osservano le disposizioni della gestione della sicurezza antincendio, in particolare:

  • osservano le misure antincendio preventive, predisposte dal Responsabile dell’attività/ Amministratore;
  • non alterano la fruibilità delle vie d’esodo e l’efficacia delle misure di protezione attiva e passiva.

In condizioni d’emergenza, attuano quanto previsto nella pianificazione di emergenza, in particolare:

  • attuano le procedure di allarme e comunicazioni;
  • attuano l’evacuazione secondo le procedure della pianificazione di emergenza.

Misure antincendio preventive (sono fatti salvi gli adempimenti previsti dalla normativa vigente, per le aree indicate al punto 3 del D.M. 16 maggio 1987, individuate quali luoghi di lavoro)
Le misure antincendio previste consistono in:

  • corretto deposito ed impiego dei materiali combustibili, delle sostanze infiammabili liquide e gassose;
  • mantenimento della disponibilità di vie d’esodo sgombre e sicuramente fruibili;
  • corretta chiusura delle porte tagliafuoco nei varchi tra compartimenti;
  • riduzione delle sorgenti di innesco (es. limitazioni nell’ uso di fiamme libere senza le opportune precauzioni,
  • divieto di fumo in aree ove sia vietato, divieto di impiego di apparecchiature elettriche malfunzionanti o impropriamente impiegate, …);
  • gestione dei lavori di manutenzione, e valutazione delle sorgenti di rischio aggiuntive, in particolare:
    • operazioni pericolose (es. lavori a caldo, …),
    • temporanea disattivazione impianti di sicurezza, temporanea sospensione della continuità di compartimentazione,
    • impiego delle sostanze o miscele pericolose (es. solventi, colle, infiammabili);
  • valutazione dei rischi di incendio in caso di modifiche alle strutture, alle finiture, al rivestimento delle facciate, all’isolamento termico e acustico e agli impianti.

Pianificazione dell’emergenza (in attività caratterizzate da promiscuità strutturale, impiantistica, dei sistemi di vie d’esodo ed esercite da responsabili  dell’attività diversi, le pianificazioni d’emergenza delle singole attività devono tenere conto di eventuali interferenze o relazioni con le attività limitrofe. In tali attività, devono essere previste planimetrie per gli occupanti indicanti le vie d’esodo, installate in punti opportuni ed essere chiaramente visibili).
La pianificazione dell’emergenza può essere limitata all’informazione agli occupanti sui comportamenti da tenere. Tali informazioni potranno essere trasmesse anche semplicemente con avvisi in bacheca, ove presente, o secondo le modalità ritenute più opportune. Essa deve riguardare:

  • istruzioni per la chiamata di soccorso e le informazioni da fornire per consentire un efficace soccorso;
  • informazioni da fornire alle squadre di soccorso intervenute sul posto
  • azioni da effettuarsi per la messa in sicurezza di apparecchiature ed impianti;
  • istruzioni per l’esodo degli occupanti, anche in relazione alla presenza di persone con limitate capacità motorie,
  • ove presenti;divieto di utilizzo degli ascensori per l’evacuazione in caso di incendio, ad eccezione degli eventuali ascensori antincendio da utilizzare con le modalità di cui al D.M. 15 settembre 2005.
  • Ove presente l’impianto rivelazione automatica o manuale dell’incendio, dovranno essere previste apposite istruzioni di impiego e attivazione dell’allarme.

Si tralasciano per brevità gli adempimenti previsti per gli edifici di altezza superiore ai 54 m. che riguardano un esigua quota di edifici esistenti e per i i quali è necessario un ulteriore approfondimento anche per quanto riguarda l’adeguamento impiantistico.

In conclusione:

Le misure misure gestionali indicate devono essere adottate dal responsabile a partire dalla individuazione delle misure da adottare in caso di incendio, all’informazione degli occupanti, sino alla manutenzione e conservazione in efficienza di sistemi, dispositivi e attrezzature antincendio. Conseguentemente, l’adozione delle misure determina, a carico degli occupanti, l’osservanza delle indicazioni e misure di gestione sia in condizioni ordinarie sia di emergenza.

Tutto ciò, teoricamente, ci fa comprendere come l’implementazione di un sistema di gestione dell’attività ai fini antincendio sia assolutamente positivo e utile, ma al momento l’applicabilità non è ancora così semplice. Infatti, generalmente, il condominio non è un’azienda con un proprio servizio di Prevenzione e Protezione.

È pertanto consigliabile rivolgersi ai professionisti del settore al fine di implementare le procedure e gli adempimenti previsti dalla nuova norma.

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decreto segnaletica in cantiere stradale
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Nuovo decreto per la segnaletica di cantiere stradale

Individuazione della procedure di revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare. (19A00867 – GU Serie Generale n.37 del 13-02-2019)

Il Decreto Ministeriale 4 marzo 2013 rimarrà in vigore solamente fino al 15 marzo prossimo.
Sulla Gazzetta Ufficiale del 13 febbraio 2019 è stato infatti  pubblicato il nuovo decreto che individua nuove procedure di revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare.

Le novità rispetto il decreto abolito sono numerose, ispirate probabilmente agli incidenti che hanno causato numerose morti sul lavoro nei cantieri stradali (ed in particolare autostradali).
Come spesso accade, particolare rilievo viene dato agli obblighi formativi. In particolare, come previsto dall’allegato 1, tutti gli operatori dovranno essere formati per l’attività specifica, mentre la maggioranza dei componenti della squadra dovranno avere esperienza relativa la specifica categoria di strada ove sono chiamati ad operare: 

 “La squadra è composta in maggioranza da operatori che abbiano esperienza nel campo delle  attività che prevedono interventi in presenza di traffico veicolare nella categoria di strada  interessata dagli interventi. Tutti gli operatori devono aver completato il percorso formativo di cui all’allegato II.”

Per quanto concerne la formazione vi è un’assimilazione a quelli che sono gli standard generali della formazione sulla sicurezza: classi di 35 partecipanti (solo per la parte teorica), possibilità per il preposto di integrare la formazione già ricevuta come lavoratore (sempre per lo stesso argomento).
Viene mantenuto l’obbligo di verifica dell’apprendimento.

decreto segnaletica stradale

Le novità più significative riguardano il modulo di aggiornamento:

  • La periodicità passa da quadriennale e quinquennale
  • La durata dei corsi di aggiornamento passa da tre a sei ore (in analogia agli altri corsi per la sicurezza)

Formatori ed istruttori possono essere esterni od interni, come sempre è prevista un’esperienza specifica per entrambi. Il personale esterno dovrà possedere i requisiti di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della salute, del 6 marzo 2013, n. 65.  In particolare possono essere formatori:

  • il responsabile del Servizio di prevenzione e protezione aziendale con esperienza almeno triennale nel settore stradale;
  • personale interno o esterno con esperienza documentata, almeno quinquennale, nel settore della formazione o nel settore della prevenzione, sicurezza e salute nei cantieri stradali;
  • l’istruttore della parte pratica soggetto con esperienza professionale documentata nel campo dell’addestramento pratico o nei ruoli tecnici operativi o di coordinamento, almeno quinquennale.

 

Tra le principali modifiche invece di carattere tecnico troviamo:

  • Obbligo della valutazione del rischio di investimento accidentale degli operatori a piedi da parte di un veicolo di supporto in caso di tamponamento del veicolo stesso;

Il punto 4.3 amplia le disposizioni anche alla risalita sul veicolo

4.3 Discesa e risalita dal veicolo.
La discesa dai veicoli di servizio avviene  prioritariamente dal lato destro o comunque dal lato non esposto al traffico veicolare.
La discesa dal lato  sinistro può essere  consentita solo in presenza  di barriere fisiche che impediscono  l’apertura delle portiere dal lato destro, ovvero al conducente, e dopo che  il mezzo sia stato parcheggiato in modo tale  che l’apertura della portiera invada il meno possibile la carreggiata aperta al traffico.
Nel caso di uscita dal lato sinistro gli operatori, mantenendo lo sguardo rivolto  al traffico, devono limitare il piu’ possibile l’occupazione della carreggiata aperta al traffico e, per  le strade in  cui è presente,  evitano di  sporgersi oltre  la linea di delimitazione della corsia di emergenza. Nel caso di  soste prolungate, a seconda della categoria  di strada, il conducente e gli  addetti rimangono il meno possibile all’interno dell’autoveicolo o nelle sue immediate vicinanze. Tutte le suddette procedure valgono anche  per la risalita sul veicolo.”

Si segnalano le riscrizioni dei paragrafi  7.6 relativi alla “segnalazione e delimitazione dei cantieri mobili“e il punto 8 relativo alle “segnalazioni di interventi all’interno di gallerie con una corsia per senso di marcia“.

> Vedi e scarica il documento completo del Decreto 22 gennaio 2019 

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collaudo acustico degli edifici nuova normativa
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Collaudo acustico degli edifici: nuova normativa ambientale, via all’armonizzazione delle norme

Collaudo acustico degli edifici: ridefinite le norme e le competenze.

Il governo ha emanato il D.Lgs. n. 41/2017D.Lgs. n.42/2017 adeguandosi  alla disciplina UE in materia di (rispettivamente) macchine rumorose operanti all’aperto e rumore ambientale.

L’entrata in vigore del D.Lgs 42 /2017 il 19 aprile 2017 propone una nuova armonizzazione della normativa in materia di inquinamento acustico. I criteri generali per l’esercizio della professione di tecnico competente in acustica passano da Regionali a Nazionali, con l’istituzione di apposito albo nazionale e l’obbligo di aggiornamento periodico.

In tutta Italia avremo così i requisiti e le modalità per l’iscrizione, così come le modalità di mantenimento di tale professione, uniformi su tutto il territorio nazionale.

Già la Legge 26 ottobre 1995, n. 447, individuava, come unici autorizzati ad effettuare  le misure di verifica delle prestazioni in opera, i professionisti abilitati e iscritti negli appositi albi regionali.

Le misurazioni di collaudo non sono sempre state effettuate, nonostante la norma UNI 11367 del 2010 definisca invece una procedura per la classificazione acustica degli edifici, le modalità di effettuazione delle misure fonometriche e stabilisca che, dal 2011, debbano essere obbligatoriamente certificati.

Il Collaudatore acustico deve effettuare correttamente le misurazioni per la verifica in opera dei parametri i acustici stabiliti dal D.P.C.M. 5 dicembre 1997.

È bene ricordare che il collaudo è valido soltanto per le parti sottoposte a verifica e che quindi il tecnico deve indicare in modo preciso ove sono state effettuate le misure.  Il certificato di collaudo, in cui il tecnico si assume la responsabilità di garantire il rispetto della norma, non può essere esteso per analogia ad altre porzioni dell’edificio.

Sempre più Comuni richiedono, per rilasciare l’agibilità, che la dichiarazione del direttore lavori, in cui si comunica che la costruzione rispetta tutti gli obblighi di legge, comprenda l’effettuata verifica dei requisiti acustici.

Il valore legale della certificazione è data dalla firma del Tecnico Competente in Acustica Ambientale.

Per maggiori informazioni sulla nuova normativa ambientale in merito al collaudo acustico degli edifici, S.T.A. Studio Tecnico Ambientale Srl è a Vostra disposizione.

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responsabile tecnico albo gestori ambientali
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Responsabile Tecnico albo gestori ambientali: compiti e obbligatorietà di nomina

Per la prima volta, nel DM.324 del 21/06/1991 compare la Figura di Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali

La Figura di Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali compare per la prima volta nel DM.324 del 21/06/1991, sostituito dal DM.406 del 28/04/1998 pubblicato in G.U nel novembre 1998 “Regolamento recante norme di attuazione di direttive dell’Unione Europea, avente ad oggetto la disciplina dell’Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti“.

Nel regolamento sono individuati i requisiti di idoneità tecnica che debbono possedere le Imprese che intendono iscriversi all’Albo Gestori rifiuti.

Tra i molteplici obblighi esiste la nomina di un Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali, persona con adeguate e dimostrabili qualifiche professionali ed esperienze nel campo di gestione dei rifiuti. In base alla tipologia e alle quantità di rifiuti gestiti, il Responsabile Tecnico deve avere competenze specifiche e anni di dimostrabile esperienza. Si tratta di possedere un apposito corso oppure un diploma o laurea specifica unita a vari anni di lavoro in un ambito idoneo.

Il compito principale è definito all’art. 2 della delibera del Comitato Nazionale 4/2000 che cita:

Al Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali spettano: “il controllo e la verifica della permanenza delle caratteristiche del mezzo di trasporto risultanti dalla perizia nonché il rispetto delle modalità e delle condizioni di trasporto precisate nella perizia medesima in relazione alle diverse tipologie di rifiuti, sono effettuati e garantiti dal responsabile tecnico. Il responsabile tecnico è tenuto a dare senza indugio comunicazione al legale rappresentate dell’impresa e alla sezione regionale dell’albo dell’eventuale inidoneità dei veicoli”.

Le responsabilità del Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali variano in una serie di ambiti molto diversi tra di loro seppur correlati:

  • gestione dei rifiuti
  • idoneità dei mezzi adibiti al trasporto (con un occhiolino alla normativa ADR per i rifiuti pericolosi)
  • conoscenza della normativa ambientale e di sicurezza sul lavoro correlati al D.Lgs 152/06 e 81/08 oltre che alla giungla di normative regionali, provinciali e comunali che incidono sulla corretta gestione

 

Da qui nasce la necessità per le aziende di dotarsi spesso di un Responsabile Tecnico esterno, qualora non ci sia una figura interna in grado di ricoprire il ruolo in maniera idonea. Oltre che alle competenze esposte, è necessario il saper relazionarsi con le varie figure che intervengono nel processo a livello aziendale (Responsabile della sicurezza, Consulente per il trasporto delle merci pericolose ADR, esperto in radioprotezione, Preposto per i trasporti, ecc.) e livello di pubblica amministrazione.

 

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direttiva campi elettromagnetici
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Nuova direttiva campi elettromagnetici D.lgs 159/2016: che fare?

Il D.lgs 159/2016 dal 2 settembre 2016 ha recepito la direttiva campi elettromagnetici 2013/35/CE

L’obiettivo generale che la nuova normativa si propone è la protezione dei lavoratori dai campi elettromagnetici nocivi durante l’attività lavorativa.
L’esposizione a campi elettromagnetici è un rischio complesso. Da anni la comunità scientifica sta dibattendo sui reali effetti dell’esposizione. Unanimemente  si è sentita la necessità di definire misure più specifiche per garantire un’adeguata protezione dei lavoratori, senza  ostacolare l’uso e lo sviluppo di tecniche industriali e medicali o di imporre oneri sproporzionati per le imprese, in particolare le PMI.

I campi elettromagnetici sono trattati nel titolo VIII del D.lgs 81/08 che riguarda gli agenti fisici. All’articolo 181 comma 2 ove si parla di valutazione dei rischi troviamo:

“La valutazione dei rischi derivanti da esposizioni ad agenti fisici è programmata ed effettuata, con cadenza almeno quadriennale da personale qualificato nell’ambito del servizio di prevenzione e protezione in possesso di specifiche conoscenze in materia. La valutazione dei rischi è aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti che potrebbero renderla obsoleta, ovvero, quando i risultati della sorveglianza sanitaria rendano necessaria la sua revisione. I dati ottenuti dalla valutazione, misurazione e calcolo dei livelli di esposizione costituiscono parte integrante del documento di valutazione del rischio.”

Secondo diverse interpretazioni, la nuova direttiva 2013/35/CE rappresenta una “evoluzione della tecnica, della prevenzione e della protezione” per cui, secondo l’art. 29 del D.Lgs 81/08 va riprogrammata immediatamente la valutazione dei rischi, anche se non trascorsi i 4 anni.

 

Nel corso dell’aggiornamento sarà necessario riconsiderare la valutazione già effettuata, riesaminando le categorie di lavoratori e le attrezzature alla luce del D.lgs 159/2016 applicando i nuovi limiti che sono stati modificati.In particolare:

  • VLE – valori limite di esposizione per effetti sanitari
  • VLE – valori limite di esposizione per effetti sensoriali
  • VA – valori di azione per campi elettrici e magnetici, inferiori e superiori

Ricordiamo che i valori differiscono in funzione delle frequenze di emissione e del tipo di lavoratori considerati.

 

La Commissione Europea ha elaborato nuove linee guida che permettono di escludere tutta una serie di casi di minore esposizione, dall’obbligo di effettuare misure alleggerendo così gli obblighi delle piccole medie imprese.
Il primo passo della valutazione definisce la tipologia di lavoratori esposti come:

  • lavoratori non esposti a particolari rischi
  • lavoratori esposti a particolari rischi (esclusi quelli con dispositivi impiantati attivi)
  • lavoratori con dispositivi impiantati attivi

 

Il decreto sui campi elettromagnetici indica nel dettaglio come è necessario muoversi nel caso siano presenti lavoratori esposti a particolari rischi o con dispositivi impiantati attivi.

I lavoratori devono essere coinvolti mettendo a punto una comunicazione ad hoc. Il medico competente deve essere consultato e la materia è soggetta a privacy.
Tra le novità, l’obbligo di effettuare nuove misurazioni nel caso siano presenti sorgenti che generano campi elettromagnetici non sinusoidali. Deve infatti essere misurato il picco ponderato con strumenti conformi alle linee guida ICNIRP 2010.
Nel caso di superamento di alcuni valori limite, la nuova direttiva campi elettromagnetici indica tutta una serie di prescrizioni che devono essere puntualmente verificate.

 

S.T.A. Studio Tecnico Ambientale Srl è dotata di attrezzature e personale qualificato per supportare le imprese nell’aggiornamento della valutazione dei rischi da campi elettromagnetici.

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accordo-stato-regioni-2016
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Il nuovo accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016: ecco come cambia l’e-learning

Dal 3 settembre è entrato in vigore il nuovo accordo Stato-Regioni 2016 sulla formazione che sostituisce il suo predecessore del 2006.

L’accordo del 2006 riguardava il processo formativo dei RSPP/ASPP; il nuovo accordo del 7 luglio 2016 modifica contemporaneamente alcuni importanti punti dell’accordo del 2011 sulla formazione del personale dipendente.

I punti salienti dell’accordo Stato-Regioni 2016 sono principalmente due.

La drastica riduzione di ore di aggiornamento e di formazione per gli RSPP/ASPP oltre che il passaggio dai 9 moduli b ad un unico modulo da 48 ore con eventualmente 4 classi di specializzazione (pesca-agricoltura, costruzioni, chimico, sanitario).

Inoltre l’aggiornamento quinquennale ha un monte ore che non è più dovuto dal settore di appartenenza ma dal ruolo. Un RSPP deve effettuare 40 ore di aggiornamento a prescindere dal modulo B (o dai moduli) a cui è abilitato, mentre un ASPP deve effettuare 20 ore di aggiornamento. Metà di queste possono essere svolte in modalità e-learning.

Per una corretta attestazione è necessario avere sempre, oltre che l’attestato, anche copia del registro presenze che attesti una partecipazione di almeno il 90% ad un corso di aggiornamento o ad un seminario specifico che valga come credito formativi di aggiornamento.

Il monte ore di partecipazione a seminari non può superare il 50% del monte ore complessivo.

e-laerning sicurezza lavoro

L’attivazione e l’ampliamento delle modalità e-learning

Quest’ultimo punto è stata fonte di numerose controversie dal 2011 ad oggi e finalmente sono stati chiariti i punti e le tipologie di sistemi erogatori per la formazione.
A favore delle imprese, da oggi, va rimarcata la possibilità di erogare la formazione specifica ai SOLI lavoratori a basso rischio (per esempio i videoterminalisti) in modalità e-learning, mentre per le altre tipologie di lavoratori a rischio medio o alto continua a essere obbligatoria la partecipazione ad un corso “dal vivo”.

Continuano ad essere disponibili in rete numerosi corso e-learning per quasi tutte le tipologie di formazione per la sicurezza, ma occorre prestare molta attenzione: infatti non è possibile la formazione e-learning per gli RLS (a meno che non sia specificatamente previsto dal CCNL di appartenenza) e non può essere erogata tramite piattaforme tutta quella tipologia di corsi che prevedono una parte pratica (vedasi corsi attrezzature, corsi antincendio e corsi primo soccorso).

Contattateci per maggiori informazioni, il nostro Studio è sempre a disposizione per qualsiasi chiarimento!

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patentino fitosanitario
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Fitosanitari: dal 1° luglio 2016 obbligo del “Patentino”

A due anni e mezzo dell’entrata in vigore della legge 150/2012 sono scadute le proroghe per l’acquisto e l’utilizzo libero dei fitofarmaci

Il D.Lgs 150/12 prevedeva a partire dal 26 novembre 2014 sostanziali modifiche alle procedureper ottenere l’abilitazione all’acquisto ed all’utilizzo dei prodotti fitosanitari, comunemente nota come “patentino fitosanitario”. Termine ultimo per l’acquisizione era stata fissato a novembre 2015 e poi prorogato al 30 giugno 2016.

La legge ha introdotto grosse novità e un importante impegno da parte degli utilizzatori occasionali, ovvero da coloro che in maniera non continuativa o non professionale sono oggi costretti ad acquisire il patentino fitosanitario per piccole attività su orti, frutteti e piante.

Rimangono tuttavia in libera vendita i cosiddetti PPO o PPE (prodotti per piante ornamentali, prodotti per piante edibili) che possono essere venduti in luoghi specializzati a chiunque. Si tratta di (poche) sostanze che sono utilizzate esclusivamente in ambienti domestici e che sono poco o nulla pericolose per la salute e la sicurezza della persona e dell’ambiente.

Purtroppo però alcune sostanze di larghissima diffusione, come l’apparentemente poco pericoloso solfato di rame (“verderame”) richiedono il possesso del patentino fitosanitario sia per l’acquisto sia per l’utilizzo.

Questo mette in difficoltà le persone che hanno piccoli appezzamenti e che magari devono fare dei trattamenti obbligatori alle piante (esempio: vite) che possono essere eseguiti soltanto tramite l’utilizzo di sostanze non PPO ne PPE.

I requisiti per ottenere il patentino fitosanitario sono chiari e abbastanza semplici.

  • Maggiorenne non in possesso dei seguenti titoli di studio: diplomi di istruzione superiore di durata quinquennale o di laurea (anche triennale) nelle discipline agrarie e forestali, biologiche, naturali, ambientali, chimiche, farmaceutiche, mediche e veterinarie: corso di 20 ore ed esame finale a cura dell’Autorità territorialmente competente in materia di agricoltura (frequenza non inferiore al 75%);
  • Maggiorenne in possesso dei seguenti titoli di studio: diplomi di istruzione superiore di durata quinquennale o di laurea (anche triennale) nelle discipline agrarie e forestali, biologiche, naturali, ambientali, chimiche, farmaceutiche, mediche e veterinarie: esame finale a cura dell’Autorità territorialmente competente in materia di agricoltura.

Per sapere se la sostanza, la miscela o il principio attivo rientrano nell’obbligo dell’utilizzo del patentino fitosanitario basta inserire il nome nell’apposito registro del Ministero della Salute che contiene il database di tutte le sostanze fitofarmaceutiche legali in Italia e che potrete trovare al questo link.

 

Il nostro Studio è sempre a disposizione per ogni chiarimento al riguardo.

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sistri
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Ritorna alla carica il SISTRI: il nuovo DM 78 del 30/03/2016 abroga il vecchio DM 52/2011

Dal prossimo 08/06/2016 sarà vigente il nuovo decreto ministeriale recante le nuove disposizioni relative al funzionamento del sistema di tracciabilità informatico dei rifiuti, con un focus del Governo sulla lotta agli illeciti sui rifiuti pericolosi.

Dopo anni di attesa, rinvii e modifiche è stato pubblicato sulla G.U. 120 del 24/05/16 il nuovo DM Ambiente che fa tabula rasa sul SISTRI (Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti) semplificandone i contenuti e indicandone i nuovi criteri e chi ha l’obbligo di adesione.
Già con la Legge 25 di febbraio 2016 erano slittati nuovamente i pieni termini di applicazione delle sanzioni sulla mancata iscrizione e pagamento degli oneri da parte dei soggetti obbligati nell’ordine del 50% fino al 31/12/2016 (ricordiamo quindi che la sanzione comunque può arrivare fino a 46.500 € in caso di mancanza d’iscrizione e 7.500 € in caso di mancato pagamento – art. 260-bis comma 1-2 D.lgs. 152/06).

Dalla prossima settimana sono identificati all’obbligo di adesione i seguenti soggetti, ricadenti nella definizione di cui al comma 1 dell’art 188-ter del D.lgs. 152/06, eccone alcuni:

  • Gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi.
  • Gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali pericolosi a titolo professionale.
  • Sono compresi i vettori esteri che operano sul territorio nazionale, o che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti urbani e speciali pericolosi, inclusi i nuovi produttori che trattano o producono rifiuti pericolosi.
  • In caso di trasporto intermodale, i soggetti ai quali sono affidati i rifiuti speciali pericolosi in attesa della presa in carico degli stessi da parte dell’impresa navale o ferroviaria o dell’impresa che effettua il successivo trasporto.
  • I comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio della regione Campania.

 

È importante notare come, al momento, da questo decreto risultino ESCLUSI i produttori iniziali di rifiuti speciali non pericolosi, indipendentemente dal numero di dipendenti, abrogando cosi parte dell’art. 3, comma 1 lett. b) del vecchio DM 52/2011. Possono comunque aderire al SISTRI su base volontaria.

Viene anche abolito il sistema di vigilanza e controllo, mai pienamente attuato, demandando all’Arma dei Carabinieri (art. 3) il flusso di informazioni, che sarà messo a disposizione degli Enti di controllo con l’intenzione di rendere più efficaci, veloci e incisivi i controlli e la lotta all’abusivismo sull’abbandono e la mala gestione dei rifiuti pericolosi. Purtroppo le procedure secondo le quali questo dovrà avvenire devono ancora essere emanate, come previsto all’art. 2 del decreto.

Per ulteriori informazioni sul SISTRI il Nostro Studio è a disposizione.

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testo unico sicurezza sul lavoro
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Testo Unico Sicurezza sul lavoro: ecco le novità legislative del 2015

Modifiche al D.Lgs 81/08 (Testo Unico Sicurezza sul lavoro) a seguito della pubblicazione del D.Lgs 151/2015.

La pubblicazione, il 23 agosto ultimo scorso, del D.Lgs 81/08 ha introdotto modifiche importanti al Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs 81/08). Il decreto è entrato in vigore il  giorno successivo alla pubblicazione. Il Ministero del lavoro ha pubblicato così una nuova versione on-line del Testo Unico (D.Lgs 81/08) che raccoglie alcuni spunti presenti in circolari ed interpelli pubblicati nel corso degli ultimi anni.

Vediamo alcune delle novità introdotte dal D.Lgs 151/2015.

Datore di lavoro e Addetto Primo Soccorso ed Antincendio

Viene abrogato il comma che impediva al Datore di Lavoro di svolgere l’attività di addetto primo soccorso ed antincendio qualora fossero impiegati più di 5 lavoratori.

Sistema sanzionatorio

Sono decuplicate e triplicate le sanzioni che riguardino la mancata attuazione degli obblighi di garanzia (invio a visite mediche, formazioni del personale, ecc.) se riguardano rispettivamente più di 5 o più di 10 dipendenti.

Requisiti del coordinatore per la sicurezza 

È previsto l’aggiornamento dell’allegato XIV, contenente le prescrizioni  relative i corsi a cui sono soggetti i Coordinatori per la sicurezza in fase di progettazione ed in fase di esecuzione. L’aggiornamento deve avvenire in sede di Conferenza permanente Stato-Regioni. Vengono inoltre stabiliti i limiti per l’erogazione dei corsi in e-learning che potrà riguardare solo la parte normativa.

Prestazioni di lavoro accessorio

Cambiano le modalità di applicazione delle disposizione di legge, sia a livello economico che di sicurezza per l’impiego dei vaucher. L’equiparazione ai lavoratori rimane per datori di lavoro quali imprenditori e professionisti, negli altri casi vi è l’equiparazione ai lavoratori autonomi soggetti all’art. 21 del D.Lgs 81/08

Viene chiaramente effettuata l’esclusione delle disposizioni del D.Lgs. 81/08 e delle norme speciali vigenti in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili.

Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive

Viene modificata la composizione del Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, che viene presieduto dal Ministro della salute.

Nuovi strumenti per la riduzione del rischio

L’Inail ha l’obbligo di creare strumenti tecnici e specialistici per la riduzione dei livelli di rischio disponibili per il datore di lavoro e informatizzati secondo il prototipo europeo OiRA (Online interactive Risk Assessment).

Cantieri mobili

Il Testo Unico Sicurezza sul lavoro viene aggiornato con l’ultima novità in tema di piccoli cantieri inserita dalla legge europea 2014 (legge 115/2015).

Contratti di somministrazione

 Gli obblighi di sicurezza nell’ambito dei contratti di somministrazione, dopo l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 3 da parte di uno dei decreti attuativi del Jobs Act non sono più ad esclusivo carico dell’utilizzatore.

Sanzioni a carico del medico competente

Per il Medico competente che, accertata un’anomalia nei lavoratori esposti ad uno stesso agente, non provveda ad informarne il datore di lavoro la sanzione viene elevata a 1.315,20 euro.

Riepilogo normativo

Le novità introdotte a livello normativo nel D.Lgs 81/08 possono essere di seguito specificate:

  • Corretto l’importo massimo previsto per l’ammenda all’art. 284 comma 1;
  • Inseriti gli interpelli dal n. 26 al n. 28 del 31/12/2014, le precisazioni all’interpello n. 20/2014 del 31/12/2014, e gli interpelli dal n. 1 al n. 5 del 23 e 24/06/2015
  • Inserite le circolari n. 34 del 23/12/2014, n. 35 del 24/12/2014, n. 3 del 13/02/2015, n. 5 del 3/03/2015 e n. 22 del 29/07/2015;
  • Inserito il decreto interministeriale n. 201 del 18 novembre 2014, recante norme per l’applicazione, nell’ambito dell’amministrazione della giustizia, delle disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro (avviso pubblicato nella G.U. n. 15 del 20 gennaio 2015); Abrogazione del comma 5 dell’art. 3, ai sensi dell’art. 55, comma 1, lettera e), del D.Lgs. 15 giugno 2015, n.  81 (SO n.34 alla G.U. 24/06/2015, n.144, in vigore dal 25/06/2015);
  • Modifica dell’art. 88, comma 2, lettera g-bis), ai sensi dell’art. 16, comma 1, della legge 29 luglio 2015, n. 115 (G.U. 03/08/2015, n.178, in vigore dal 18/08/2015);
  • Inserite le modifiche agli artt. 3, 5, 6, 12, 14, 28, 29, 34, 53, 55, 69, 73-bis (nuovo articolo), 87, 98 e 190, introdotte dal d.lgs. 14 settembre 2015, n. 151 recante “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n.183” (G.U. n. 221 del 23/09/2015 – S.O. n. 53, in vigore dal 24/09/2015).

Link per il Testo Unico Sicurezza sul lavoro aggiornato a settembre 2015

• Link per il testo D.Lgs 151/2015

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prevenzione incendi
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Prevenzione incendi: nuova regola tecnica orizzontale

Nuova regola tecnica orizzontale di prevenzione incendi – Decreto 3 agosto 2015

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 agosto 2015 il decreto del Ministero dell’Interno del 3 agosto 2015 recante “Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139.

L’obiettivo del decreto è quello di passare dall’approccio prescrittivo delle regole tecniche di prevenzione incendi attualmente in vigore ad un approccio prestazionale, capace di raggiungere elevati livelli di sicurezza antincendio attraverso un insieme di soluzioni tecniche, anche alternative tra loro, ma più flessibili e aderenti alle peculiari esigenze delle diverse attività.

Il decreto si compone di cinque articoli e di un corposo allegato tecnico.

Nell’articolo si specifica che la nuova metodologia prestazionale potrà essere adottata in alternativa alle vigenti disposizioni di prevenzione incendi, per consentire l’introduzione del nuovo approccio con la necessaria gradualità.

In particolare, tra le attività soggette a prevenzione incendi, definite nell’allegato al D.P.R. 151/2011, solo un sottoinsieme di 34 delle 80 in elenco può essere oggetto delle nuove modalità operative.
Si tratta principalmente di attività industriali e produttive non ancora provviste di regola tecnica quali, ad esempio, officine e laboratori con operazioni di saldatura, officine o laboratori per la verniciatura con vernici infiammabili, mulini, essiccazione cereali, produzione caffè, zuccherifici, attrezzerie teatrali, plastiche, resine, concimi, lampade, metalli, officine auto e moto, stabilimenti per la produzione di sapone, di candele e altro, centrali elettroniche per l’archiviazione e l’elaborazione dati, tipografie, litografie, stampa in offset ed attività similari.

È auspicabile che tale nuovo approccio venga poi esteso anche alle altre attività normate, per le quali costituirà comunque un utile riferimento nel caso di presentazione dell’istanza di deroga all’integrale osservanza delle regole tecniche prevista dall’art. 7 del D.P.R. 151/08.

L’allegato tecnico è strutturato in quattro sezioni:

  • Sezione G – Generalità, con i principi fondamentali per la progettazione della sicurezza antincendio, applicabili indistintamente alle diverse attività;
  • Sezione S – Strategia antincendio, contiene le misure antincendio di prevenzione, protezione e gestionali applicabili alle diverse attività, per comporre la strategia antincendio al fine di ridurre il rischio di incendio;
  • Sezione V – Regole tecniche verticali, contiene le regole tecniche di prevenzione incendi applicabili a specifiche attività o ad ambiti di esse, le cui misure tecniche previste sono complementari o integrative a quelle generali previste nella sezione “Strategia antincendio”. Tale sezione sarà nel tempo implementata con le regole tecniche riferite ad ulteriori attività;
  • Sezione M – Metodi, con la descrizione delle metodologie progettuali.

L’applicazione dell’approccio prestazionale permetterà la valutazione di soluzioni alternative che consentano il medesimo livello di prestazione e quindi di sicurezza antincendio, consentendo quindi scelte progettuali più efficaci e vantaggiose anche dal punto di vista economico.

Ai progettisti è quindi richiesto un sforzo aggiuntivo di aggiornamento e specializzazione nel settore della modellizzazione e valutazione delle strategie antincendio.

Tali competenze, prettamente ingegneristiche, possono essere fornite dalla nostra società poiché i nostri collaboratori sono costantemente formati riguardo alla tecniche di fire engineering, abilitati ed iscritti negli elenchi del Ministero dell’Interno dei professionisti antincendio di  cui  al D.lgs. 8  marzo  2006,  n.  139.

 

 

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