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responsabile tecnico albo gestori ambientali
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Responsabile Tecnico albo gestori ambientali: compiti e obbligatorietà di nomina

Per la prima volta, nel DM.324 del 21/06/1991 compare la Figura di Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali

La Figura di Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali compare per la prima volta nel DM.324 del 21/06/1991, sostituito dal DM.406 del 28/04/1998 pubblicato in G.U nel novembre 1998 “Regolamento recante norme di attuazione di direttive dell’Unione Europea, avente ad oggetto la disciplina dell’Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti“.

Nel regolamento sono individuati i requisiti di idoneità tecnica che debbono possedere le Imprese che intendono iscriversi all’Albo Gestori rifiuti.

Tra i molteplici obblighi esiste la nomina di un Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali, persona con adeguate e dimostrabili qualifiche professionali ed esperienze nel campo di gestione dei rifiuti. In base alla tipologia e alle quantità di rifiuti gestiti, il Responsabile Tecnico deve avere competenze specifiche e anni di dimostrabile esperienza. Si tratta di possedere un apposito corso oppure un diploma o laurea specifica unita a vari anni di lavoro in un ambito idoneo.

Il compito principale è definito all’art. 2 della delibera del Comitato Nazionale 4/2000 che cita:

Al Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali spettano: “il controllo e la verifica della permanenza delle caratteristiche del mezzo di trasporto risultanti dalla perizia nonché il rispetto delle modalità e delle condizioni di trasporto precisate nella perizia medesima in relazione alle diverse tipologie di rifiuti, sono effettuati e garantiti dal responsabile tecnico. Il responsabile tecnico è tenuto a dare senza indugio comunicazione al legale rappresentate dell’impresa e alla sezione regionale dell’albo dell’eventuale inidoneità dei veicoli”.

Le responsabilità del Responsabile Tecnico dell’albo gestori ambientali variano in una serie di ambiti molto diversi tra di loro seppur correlati:

  • gestione dei rifiuti
  • idoneità dei mezzi adibiti al trasporto (con un occhiolino alla normativa ADR per i rifiuti pericolosi)
  • conoscenza della normativa ambientale e di sicurezza sul lavoro correlati al D.Lgs 152/06 e 81/08 oltre che alla giungla di normative regionali, provinciali e comunali che incidono sulla corretta gestione

 

Da qui nasce la necessità per le aziende di dotarsi spesso di un Responsabile Tecnico esterno, qualora non ci sia una figura interna in grado di ricoprire il ruolo in maniera idonea. Oltre che alle competenze esposte, è necessario il saper relazionarsi con le varie figure che intervengono nel processo a livello aziendale (Responsabile della sicurezza, Consulente per il trasporto delle merci pericolose ADR, esperto in radioprotezione, Preposto per i trasporti, ecc.) e livello di pubblica amministrazione.

 

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testo unico sicurezza sul lavoro
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Testo Unico Sicurezza sul lavoro: ecco le novità legislative del 2015

Modifiche al D.Lgs 81/08 (Testo Unico Sicurezza sul lavoro) a seguito della pubblicazione del D.Lgs 151/2015.

La pubblicazione, il 23 agosto ultimo scorso, del D.Lgs 81/08 ha introdotto modifiche importanti al Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs 81/08). Il decreto è entrato in vigore il  giorno successivo alla pubblicazione. Il Ministero del lavoro ha pubblicato così una nuova versione on-line del Testo Unico (D.Lgs 81/08) che raccoglie alcuni spunti presenti in circolari ed interpelli pubblicati nel corso degli ultimi anni.

Vediamo alcune delle novità introdotte dal D.Lgs 151/2015.

Datore di lavoro e Addetto Primo Soccorso ed Antincendio

Viene abrogato il comma che impediva al Datore di Lavoro di svolgere l’attività di addetto primo soccorso ed antincendio qualora fossero impiegati più di 5 lavoratori.

Sistema sanzionatorio

Sono decuplicate e triplicate le sanzioni che riguardino la mancata attuazione degli obblighi di garanzia (invio a visite mediche, formazioni del personale, ecc.) se riguardano rispettivamente più di 5 o più di 10 dipendenti.

Requisiti del coordinatore per la sicurezza 

È previsto l’aggiornamento dell’allegato XIV, contenente le prescrizioni  relative i corsi a cui sono soggetti i Coordinatori per la sicurezza in fase di progettazione ed in fase di esecuzione. L’aggiornamento deve avvenire in sede di Conferenza permanente Stato-Regioni. Vengono inoltre stabiliti i limiti per l’erogazione dei corsi in e-learning che potrà riguardare solo la parte normativa.

Prestazioni di lavoro accessorio

Cambiano le modalità di applicazione delle disposizione di legge, sia a livello economico che di sicurezza per l’impiego dei vaucher. L’equiparazione ai lavoratori rimane per datori di lavoro quali imprenditori e professionisti, negli altri casi vi è l’equiparazione ai lavoratori autonomi soggetti all’art. 21 del D.Lgs 81/08

Viene chiaramente effettuata l’esclusione delle disposizioni del D.Lgs. 81/08 e delle norme speciali vigenti in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili.

Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive

Viene modificata la composizione del Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, che viene presieduto dal Ministro della salute.

Nuovi strumenti per la riduzione del rischio

L’Inail ha l’obbligo di creare strumenti tecnici e specialistici per la riduzione dei livelli di rischio disponibili per il datore di lavoro e informatizzati secondo il prototipo europeo OiRA (Online interactive Risk Assessment).

Cantieri mobili

Il Testo Unico Sicurezza sul lavoro viene aggiornato con l’ultima novità in tema di piccoli cantieri inserita dalla legge europea 2014 (legge 115/2015).

Contratti di somministrazione

 Gli obblighi di sicurezza nell’ambito dei contratti di somministrazione, dopo l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 3 da parte di uno dei decreti attuativi del Jobs Act non sono più ad esclusivo carico dell’utilizzatore.

Sanzioni a carico del medico competente

Per il Medico competente che, accertata un’anomalia nei lavoratori esposti ad uno stesso agente, non provveda ad informarne il datore di lavoro la sanzione viene elevata a 1.315,20 euro.

Riepilogo normativo

Le novità introdotte a livello normativo nel D.Lgs 81/08 possono essere di seguito specificate:

  • Corretto l’importo massimo previsto per l’ammenda all’art. 284 comma 1;
  • Inseriti gli interpelli dal n. 26 al n. 28 del 31/12/2014, le precisazioni all’interpello n. 20/2014 del 31/12/2014, e gli interpelli dal n. 1 al n. 5 del 23 e 24/06/2015
  • Inserite le circolari n. 34 del 23/12/2014, n. 35 del 24/12/2014, n. 3 del 13/02/2015, n. 5 del 3/03/2015 e n. 22 del 29/07/2015;
  • Inserito il decreto interministeriale n. 201 del 18 novembre 2014, recante norme per l’applicazione, nell’ambito dell’amministrazione della giustizia, delle disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro (avviso pubblicato nella G.U. n. 15 del 20 gennaio 2015); Abrogazione del comma 5 dell’art. 3, ai sensi dell’art. 55, comma 1, lettera e), del D.Lgs. 15 giugno 2015, n.  81 (SO n.34 alla G.U. 24/06/2015, n.144, in vigore dal 25/06/2015);
  • Modifica dell’art. 88, comma 2, lettera g-bis), ai sensi dell’art. 16, comma 1, della legge 29 luglio 2015, n. 115 (G.U. 03/08/2015, n.178, in vigore dal 18/08/2015);
  • Inserite le modifiche agli artt. 3, 5, 6, 12, 14, 28, 29, 34, 53, 55, 69, 73-bis (nuovo articolo), 87, 98 e 190, introdotte dal d.lgs. 14 settembre 2015, n. 151 recante “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n.183” (G.U. n. 221 del 23/09/2015 – S.O. n. 53, in vigore dal 24/09/2015).

Link per il Testo Unico Sicurezza sul lavoro aggiornato a settembre 2015

• Link per il testo D.Lgs 151/2015

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dpi
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Dispositivi di protezione individuale (DPI): i rischi residui ed il loro peso sulle percezioni sensoriali

L’utilizzo dei DPI (dispositivi di protezione individuale) incide in maniera pesante sulle percezioni sensoriali ed ambientali dei lavoratori.

I cinque sensi che vengono utilizzati per “conoscere” il mondo vengono modificati dall’utilizzo dei DPI. Spesso questi infatti inducono una sorta di “isolamento” del lavoratore dal contesto in cui opera, causando distrazione, stanchezza e disagio emozionale.
È necessario quindi che venga sempre affrontato in fase di valutazione del rischio un criterio di valutazione che tenga conto di queste problematiche legate all’uso dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale).

A questo proposito rimane necessario determinare quale sia per l’operatore il livello di accettabilità del DPI nell’ambito delle operazioni svolte. È possibile utilizzare test di valutazione, compilati dai produttori di DPI, che hanno lo scopo di orientare la scelta degli acquirenti verso soluzioni più consone alla propria attività. Come esempio può essere scelto un dispositivo di protezione individuale per l’udito che filtri le frequenze più dannose in un determinato ambiente, salvaguardando quelle necessarie alla comunicazione verbale.

 

Nella progettazione e nella scelta dei DPI devono essere effettuate sempre tre considerazioni di base:

  • Il DPI deve essere adattabile al singolo lavoratore che deve, direttamente o tramite il proprio rappresentante, essere coinvolto nelle scelte.
  • Deve essere sempre effettuata una corretta formazione, informazione e addestramento sull’uso dei Dispositivi di Protezione Individuali che permetta al lavoratore una completa chiarezza sulle motivazioni degli obblighi di utilizzo degli stessi.
  • Attenzione all’estetica, soprattutto per quanto concerne i lavoratori più giovani per cui la scarpa o l’occhiale rappresentano non solamente un Dispositivo di Protezione Individuale ma un accessorio importante.

 

Vediamo ora in breve l’influenza dei DPI sui cinque sensi:

 

La vista

L’utilizzo di DPI quali occhiali e visiere può comportare una limitazione del campo visivo e ad un indebolimento della visione ottica. Non tutti di DPI inoltre permettono il contemporaneo utilizzo di lenti correttive garantendo la protezione e il comfort visivo necessari

 

L’udito

Come già accennato, i Dispositivi di Protezione Individuale sull’udito se troppo occlusivi possono ingenerare pericolosi effetti di mascheramento uditivo, responsabili a loro volta di gravi incidenti sul lavoro.

 

Gusto ed Olfatto

Alcuni Dispositivi di Protezione Individuale possono ingenerare odori troppo forti e sensazioni gustative sgradevoli. Oltre al disconfort evidente che può portare ad un rifiuto dell’operatore dell’utilizzo del DPI stesso, può aumentare il rischio dovuto al mancato allarme per la presenza di sostanze nocive.

 

Tatto

È necessario che le caratteristiche dei guanti siano tali da garantire l’abilità e la destrezza del lavoratore in ogni clima in cui questi è chiamato ad operare. Un guanto troppo spesso protegge dal freddo, ma impedisce ad esempio l’apertura di un gancio o di un bottone da slacciare.

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radiazioni solari ultraviolette
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La radiazione ultravioletta solare: nuovi rischi emergenti

La radiazione ultravioletta solare è un rischio di natura professionale per tutti i lavoratori che lavorano all’aperto.

Le più autorevoli organizzazioni internazionali (ICNIRP, ILO, WHO) e nazionali (Istituto Superiore di Sanità) hanno individuato  e caratterizzato le patologie foto indotte, tra queste spicca per gravità il cancro alla pelle.
La radiazione ultravioletta solare colpisce essenzialmente organi bersaglio, tra i quali pelleocchi.
Tra i lavoratori che possono essere soggetti ad alto rischio di esposizione ultravioletta solare abbiamo:

  • Addetti a lavorazioni agricole, forestali e giardinaggio
  • Bagnini e istruttori di sport all’aperto
  • Lavoratori in cantieri stradali, cave e miniere a cielo aperto
  • Lavoratori del comparto pesca, ormeggiatori e attività portuali
  • Addetti alle attività di ricerca e stoccaggio idrocarburi liquidi e gassosi nel territorio, nel mare e nelle piattaforme continentali

Tra i lavoratori soggetti a esposizione a radiazione ultravioletta solare con rischi di minore entità abbiamo:

  • Parcheggiatori, operatori ecologici, netturbini
  • Addetti alle lavorazioni all’aperto in genere
  • Portalettere e recapito spedizione
  • Agenti di polizia locale e forze dell’ordine
  • Addetti alla manutenzione di linee elettriche ed idrauliche esterne

 

Effetti sulla salute della radiazione ultravioletta solare

L’occhio e la pelle sono i due “bersagli critici” nell’esposizione alla radiazione ultravioletta. Gli effetti per gravità dipendono da alcuni fattori quale il tempo di esposizione alla lunghezza d’onda della radiazione e dalla fotosensibilità individuale, che è una caratteristica geneticamente determinata.
Gli effetti dell’esposizione alla radiazione ultravioletta solare possono essere distinti in:

  1. effetti a breve termine o da esposizione acuta con tempi di latenza dell’ordine di ore, giorni;
  2. effetti a lungo termine o da esposizione cronica con tempi di latenza di mesi, anni.

In generale per ciascun effetto acuto è possibile stabilire “la dose soglia” al di sotto della quale l’effetto non si verifica. La maggior parte degli effetti a lungo termine hanno natura diversa dagli effetti acuti e la loro probabilità (carcinoma cutaneo) o la loro gravità (fotoinvecchiamento della pelle) è tanto maggiore quanto più è elevata la dose accumulata dall’individuo.
Per effettuare una valutazione del rischio connesso all’esposizione si utilizzano concetti quali quello della MED, cioè della dose minima per l’eritema. Il MED è definito come la dose di UV efficace in grado di provocare un arrossamento percettibile della pelle umana non precedentemente esposta al sole. È evidente che, poiché le persone non sono ugualmente sensibili alla radiazione UV a causa delle differenti capacità di autodifesa della pelle (pigmentazione), 1 MED varia fra le popolazioni europee in un intervallo compreso fra 200 e 500 ( J/m2).
Nella tabella sottostante è possibile consultare i valori di MED per differenti tipi di pelle secondo le norme DIN-5050. La tabella è tratta da www.portaleagentifisici.it.

radiazioni ultraviolette solari

Generalmente più utilizzato per valutare il rischio generale legato all’ambiente, dato facilmente reperibile anche sulle previsioni meteo, che può essere utile nella decisione dei dispositivi da utilizzare. 12 è l’indice più alto (massimo rischio) e 1 il più basso (minimo rischio)
Riportiamo   si riportano i pittogrammi adottati dalla OMS ai fini dei crescenti livello di rischio associati all’indice UV per prevenire i danni da radiazione solare ultravioletta index.

pittogrammi OMS

Per tutelare i lavoratori nell’esposizione alla radiazione solare ultravioletta è necessario sempre tenere conto dei fattori individuali che fortemente influenzano il rischio. È necessario inoltre tenere conto della presenza di agenti fotosensibilizzanti largamente presenti in alcuni comparti come quello della pesca
I fototipi riconosciuti sono 6, più basso è il fototipo più facile la possibilità di avere danni dall’esposizione al sole. È necessaria sempre una preliminare valutazione del fototipo del lavoratore al fine di definire l’entità del rischio.

Fototipo 1 Capelli rossi o biondi. Pelle lattea, spesso con efelidi.
Si scotta sempre. Non si abbronza mai.
Fototipo 2 Capelli biondi o castano chiari. Pelle chiara.
In genere si scotta. Si abbronza con difficoltà.>
Fototipo 3 Capelli castani. Pelle chiara con minimo colorito.
Si scottano frequentemente. Abbronzatura chiara.
Fototipo 4 Capelli bruni o castano scuri. Pelle olivastra.
Si scottano raramente. Si abbronza con facilità.
Fototipo 5 Capelli neri. Pelle olivastra.
Non si scottano quasi mai. Abbronzatura facile e molto scura.
Fototipo 6 Capelli neri. Pelle nera. Non si scottano mai.

 

 

 

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decreto palchi
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Decreto Palchi: novità per le manifestazioni fieristiche

Decreto Palchi Interministeriale 22/07/2014 e Circolare n. 35 del 24 Dicembre 2014.

Il Ministero del Lavoro, tramite Circolare n.35 del 24 Dicembre 2014, ha fornito istruzioni operative tecnico-organizzative per l’allestimento e la gestione delle opere temporanee e delle attrezzature da impiegare nella produzione e realizzazione di spettacoli musicali, cinematografici, teatrali e di manifestazioni fieristiche alla luce del Decreto Interministeriale 22 /07/2014 noto come “Decreto Palchi”.

Il Decreto specifica al Capo I art.1 il campo di applicazione per spettacoli musicali, cinematografici e teatrali. Le disposizioni del Titolo IV del D. Lgs. 81/08 si applicano ai fini della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, alle attività di montaggio e smontaggio di opere temporanee, compreso il loro allestimento e disinstallamento con impianti audio, luci e scenotecnica, realizzate per spettacoli musicali, cinematografici, teatrali fatte salve le esclusioni di seguito riportate.

Le disposizioni del Decreto Palchi e del Capo I del titolo IV del D. Lgs. 81/08 NON operano per le attività:

– che si svolgono al di fuori delle fasi di montaggio e smontaggio di opere temporanee
– di montaggio e smontaggio di pedane di altezza fino ai 2 m rispetto a un piano stabile, non connesse ad altre strutture o supportanti altre strutture
– di montaggio e smontaggio di travi, sistemi di travi o graticci sospesi a stativi o a torri con sollevamento manuale o motorizzato, il cui montaggio avviene al suolo o sul piano del palco e la cui altezza finale rispetto a un piano stabile, misurata all’estradosso, non superi 6 m nel caso di stativi e 8 m nel caso di torri di montaggio e smontaggio delle opere temporanee prefabbricate, realizzate con elementi prodotti da un unico fabbricante, montate secondo le indicazioni, le configurazioni e i carichi massimi, previsti dallo stesso, la cui altezza complessiva rispetto a un piano stabile, compresi gli elementi di copertura direttamente collegati alla struttura di appoggio, non superi 7 m.

Il Capo II del Decreto Palchi tratta le manifestazioni fieristiche.
Le disposizioni del Titolo IV del D. Lgs. 81/08 si applicano ai fini della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, alle attività di approntamento e smantellamento di strutture allestitive, tensostrutture o opere temporanee per manifestazioni fieristiche, fatte salve le esclusioni di seguito riportate.

Le disposizioni del Decreto Palchi e del Capo I del titolo IV del D. Lgs. 81/08 NON operano per le attività:

– strutture allestitive che abbiano un’altezza inferiore a 6,50 m rispetto a un piano stabile
– strutture allestitive biplanari che abbiano una superficie della proiezione in pianta del piano superiore fino a 100 m²
– tensostrutture e opere temporanee strutturalmente indipendenti, realizzate con elementi prodotti da un unico fabbricante, montate secondo le indicazioni, le configurazioni e i carichi massimi, previsti dallo stesso, la cui altezza complessiva, compresi gli elementi di copertura direttamente collegati alla struttura di appoggio, non superi 8,50 m di altezza rispetto a un piano stabile.

Importante ricordare i requisiti formativi e di addestramento dei lavoratori (elenco non esaustivo):
– Formazione e addestramento all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale di III categoria (in particolare DPI anticaduta).
– Formazione ed addestramento all’utilizzo di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi
– Formazione e addestramento al montaggio e smontaggio dei ponteggi e delle opere temporanee
– Formazione specifica per la gestione delle situazioni di emergenza
– Formazione e addestramento all’utilizzo di attrezzature di lavoro particolari.

Gli allegati al Decreto sono i seguenti:
Allegato I: Informazioni minime sul sito di installazione dell’opera temporanea
Allegato II: Modello di dichiarazione di idoneità tecnico professionale delle imprese esecutrici straniere
Allegato III: Contenuti minimi del piano di sicurezza e di coordinamento e del piano operativo di sicurezza per gli spettacoli musicali, cinematografici, teatrali e di intrattenimento
Allegato III.1: Elenco indicativo e non esauriente degli elementi essenziali utili alla definizione dei contenuti del PSC
Allegato IV: Informazioni minime sul quartiere fieristico
Allegato V: contenuti minimi del documento unico di valutazione dei rischi, di cui all’articolo 26 del D. Lgs. 81 del 2008 per le manifestazioni fieristiche.
Allegato VI: Contenuti minimi del piano di sicurezza e di coordinamento e del piano operativo di sicurezza per le manifestazioni fieristiche
Allegato VI.1: Elenco indicativo e non esauriente degli elementi essenziali utili alla definizione dei contenuti del PSC.

 

 

 

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amianto
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Responsabile Amianto: nuova figura professionale in Liguria, obbligo di comunicazione del nominativo su autonotifica periodica (scadenza 31 maggio 2014)

La Regione Liguria ha predisposto un elenco, in fase di continuo aggiornamento, che raccoglie i nominativi del personale abilitato allo svolgimento del ruolo di “Responsabile per la gestione del problema amianto”. Il Responsabile Amianto ha il compito di effettuare il programma di controllo dei materiali contenenti amianto (punto 4 dell’Allegato al D.M. 6 settembre 1994).
Nel corso della scadenza del 31 maggio prossimo venturo per la consegna all’ASL dell’autonotifica andrà comunicato il nominativo del Responsabile Amianto che abbia acquisito il relativo “Attestato di Idoneità“.

Ricordiamo che le schede di autonotifica devono essere trasmesse a mezzo raccomandata o a mano alla Azienda Sanitaria Locale territorialmente competente.
La scadenza di presentazione (a partire dal 2000) ha una periodicità differente a seconda che l’amianto sia contenuto in manufatti a matrice compatta o friabile:

  • Periodicità triennale per materiale in matrice compatta
  • Periodicità annuale per materiale in matrice friabile

Il Piano Regionale della Liguria di protezione dall’amianto stabilisce che per ogni manufatto contenente amianto esista un piano di monitoraggio periodicamente attivato. Il piano di monitoraggio deve essere opportunamente aggiornato.

Le schede di autonotifica sono disponibili sui siti delle Aziende sanitarie Locali ad esempio:

Gli uffici di S.T.A. Studio Tecnico Ambientale srl sono a disposizione di qualsiasi utente pubblico e privato per chiarimenti e consulenze e se necessario per svolgere il ruolo di Responsabile della Gestione e Controllo dell’amianto.

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valutazione clima acustico genova
Ambiente

Valutazione di clima acustico: quando è una necessità?

La valutazione di clima acustico viene effettuata con lo scopo di determinare il livello di rumore in un’area soggetta a trasformazioni, per la costruzione di nuove abitazioni o di insediamenti produttivi, con particolare attenzione a recettori sensibili quali scuole ed ospedali.  Il clima acustico è l’insieme dei livelli di rumore, che caratterizzano in modo sistematico e ripetitivo la rumorosità di una determinata area. Tali livelli sono riferiti agli intervalli temporali indicati dalla vigente normativa.

In altre parole, mediante la caratterizzazione  di clima acustico si valuta , in particolare se il progetto dell’opera   prevede la realizzazione di una struttura “sensibile”, se l’area che dovrà ospitare la nuova realizzazione sia in grado di garantire, dal punto di vista acustico, un’adeguata fruibilità. Parimenti è  scopo della valutazione di clima acustico permettere quindi una progettazione che tenga conto di eventuali opere di mitigazione.

La valutazione di clima acustico riveste obbligo di legge a partire dal 1995 quando la legge quadro sul rumore (L. 447/95) ha imposto la verifica preliminare del livello di rumore di un’area prima della realizzazione di nuovi insediamenti.

Per effettuare una valutazione di clima acustico è necessario effettuare misurazioni  mediante campionamento notturno e diurno. Un’analisi delle misure per la verifica di compatibilità è sempre opportuna nella valutazione del clima acustico. Tali attività vengono svolte dai Tecnici Competenti in Acustica Ambientale di S.T.A, Studio Tecnico Ambientale srl e sono riportate in un documento tecnico denominato “Valutazione di Clima Acustico”.

In tale relazione verrà posta  con particolare attenzione alle posizioni in cui è prevista la presenza di recettori sensibili. E’ necessario quindi uno studio che tenga conto delle sorgenti fisse (insediamenti) presenti nell’area e delle sorgenti variabili (traffico veicolare, infrastrutture di trasporto ecc.).

Il lavoro effettuato dai tecnici di S.T.A. srl può essere quindi di supporto ai privati, agli studi professionali ed alle imprese edili nel corso della progettazione e realizzazione di nuove strutture, qualsiasi sia la loro destinazione d’uso.

 

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Circolare ministero del lavoro
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Circolare Ministero del Lavoro – 10 giugno 2013

Attrezzature di lavoro per le quali è richiesta specifica abilitazione da parte degli operatori

Circolare Ministero del Lavoro del 10 giugno 2013

Il Ministero del lavoro, con propria circolare n. 21 del 10 giugno 2013, ha fornito una serie di chiarimenti in merito all’applicazione dell’Accordo Stato Regioni del 22 febbraio 2012, concernente l’individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, nonché le modalità per il riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi ed i requisiti minimi di validità della formazione, in attuazione dell’art. 73, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81 e successive modifiche ed integrazioni.
Nel rinviare alla lettura della circolare Ministero del Lavoro – 10 giugno 2013 si richiamano di seguito alcuni degli argomenti di maggiore interesse affrontati dal Ministero.

Riconoscimento dei crediti formativi per il modulo giuridico normativo (Punto 4.2.. dell’Accordo del 22 febbraio 2012) – Nella circolare viene precisato che il modulo giuridico normativo deve essere effettuato una sola volta per ognuno dei seguenti gruppi di allegati:

a) Allegato III
b) Allegati IV, V, VI e VII
c) Allegati VIII e IX
d) Allegato X

Durata della validità dell’abilitazione e dell’aggiornamento (Punto 6 dell’Accordo del 22 febbraio 2012) – Viene confermato che i corsi di aggiornamento debbono essere effettuati con periodicità almeno quinquennale – Attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori – Viene precisato che le  attrezzature ricadenti nel campo di applicazione dell’Accordo sono esclusivamente quelle elencate alla lettera A), punto 1, dell’Allegato A. Tale elenco è da intendersi pertanto come tassativo.
Riconoscimento della formazione pregressa – Documentazione – Il Ministero precisa che la documentazione richiamata al punto 9.3 dell’Accordo, ai fini del riconoscimento della formazione pregressa, è da intendersi come esemplificativa e non tassativa.
Requisiti dei docenti – Viene puntualizzato che il personale docente dei moduli giuridico e tecnico deve essere in possesso di esperienza almeno triennale sia nel settore della formazione che nel settore della prevenzione. Per quanto concerne invece il personale docente dei moduli pratici è richiesta solo l’esperienza professionale
pratica, documentata, almeno triennale, nelle tecniche di utilizzazione delle attrezzature oggetto dell’intervento formativo.
Articolo 72, comma 2, del D.Lgs. n. 81/08 – Nella circolare, il Ministero richiama anche l’obbligo di cui all’articolo 72, comma 2, del D.Lgs. 81/08 (relativo alla dichiarazione che deve essere acquisita da parte di coloro che noleggiano o concedono in uso attrezzature di lavoro), precisando che la dichiarazione ivi prevista, redatta dal datore di lavoro, dovrà contenere, nel caso di noleggio o concessione in uso di attrezzature ricadenti nel campo di applicazione dell’Accordo del 22 febbraio 2012, l’indicazione del possesso da parte dei lavoratori utilizzatori della specifica abilitazione.
Leggi tutta la Circolare 10 giugno 2013

 

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formazione degli alimentaristi
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Formazione degli alimentaristi e degli Operatori del Settore Alimentare (OSA)

LINEE DI INDIRIZZO PER LA FORMAZIONE DEGLI ALIMENTARISTI E DEGLI OPERATORI DEL SETTORE ALIMENTARE (OSA) IN LIGURIA

1. Introduzione

Con la Deliberazione della Giunta della Regione Liguria del 29.06.2012 N. 793 (DGRL 793/2012) avente ad oggetto “Linee di indirizzo per la formazione degli alimentaristi e degli Operatori del Settore Alimentare (OSA) ai sensi del Reg. 852/2004/Ce è diventata obbligatoria in Liguria la formazione per tutti gli operatori destinati a venire in contatto, diretto o indiretto, anche temporaneamente, con gli alimenti (attività di produzione, manipolazione, somministrazione, confezionamento, deposito, trasporto, vendita).

 La linea di indirizzo in oggetto definisce:

  • i requisiti e le caratteristiche che deve avere l’attività formativa rivolta agli OSA e agli alimentaristi;
  • i requisiti e le caratteristiche che devono presentare i corsi di formazione per essere ritenuti idonei;
  • i requisiti richiesti ai docenti dei suddetti corsi;
  • i criteri di valutazione della formazione a uso delle ACT (Autorità Competente Territoriale – ASL).

La formazione deve essere:

  • specifica: corrispondente alla tipologia di mansione svolta
  • appropriata in relazione alla tipologia di impresa alimentare
  • permanente: deve prevedere un aggiornamento periodico
  • documentata: il suo svolgimento e i successivi aggiornamenti devono risultare da attestati o libretti formativi e costituire parte integrante del curriculum lavorativo dell’alimentarista.

2. Definizioni

Per Alimentarista si intende il personale addetto alla produzione, alla preparazione, manipolazione e vendita di sostanze alimentari, destinato a venire a contatto diretto o indiretto, anche temporaneamente, con gli alimenti.
In tale definizione si comprendono anche il conduttore dell’esercizio ed i suoi collaboratori familiari, e in genere chiunque presti attività, anche  titolo gratuito, temporaneo o sporadico, nell’esercizio stesso.
Non sono ricompresi nella definizione di alimentarista sopra riportata, gli addetti delle imprese alimentari che rivestono stabilmente ed esclusivamente mansioni che non implicano lo svolgimento, neppure sporadico o temporaneo, di attività di produzione, manipolazione, somministrazione, confezionamento, deposito, trasporto di alimenti e che non entrano in contatto diretto o indiretto con gli stessi.

3. Possono erogare formazione agli OSA e agli alimentaristi, in conformità con quanto previsto dalle presenti linee di indirizzo:

  • gli organismi formativi accreditati ai sensi della DGR 28/2010;
  • le associazioni di categoria, anche tramite società e consorzi prevalentemente o totalmente partecipati, le Università, le Camere di Commercio;
  • le AASSLL, nei confronti di associazioni o consorzi (o analoghi organismi) che rappresentino gruppo di imprese;
  • direttamente le imprese alimentari con capacità formativa ed organizzativa interna adeguata.

Requisiti dei docenti

Possono essere docenti dei corsi i soggetti qui di seguito elencati, purché in possesso di specifica esperienza professionale debitamente documentata nel settore alimentare di almeno due anni presso strutture pubbliche e/o private, maturata a partire dall’anno 2002:

  • i laureati in medicina e chirurgia, medicina veterinaria, scienze delle produzioni animali, scienze agrarie, scienze ambientali, farmacia, chimica, scienze biologiche, biotecnologie, scienze e tecnologie alimentari, dietistica, tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, tecniche erboristiche;
  • i periti agrari e gli agrotecnici relativamente ai corsi riservati agli operatori del settore agricolo.

 

4. Formazione del personale

L’obbligo della formazione del personale deve essere assolto entro 180 giorni dall’inizio dell’attività lavorativa o dalla data di assunzione, tranne che per i casi sotto indicati:

– Lavoratori esentati

Sono esentati dalla formazione di base (8 ore) i seguenti alimentaristi:

  • Laureati in medicina e chirurgia, medicina veterinaria, scienze delle produzioni animali, scienze agrarie, scienze ambientali, farmacia, chimica, scienze biologiche, biotecnologie, scienze e tecnologie alimentari, dietistica, tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, tecniche erboristiche;
  • Laureati in discipline riconosciute equipollenti e documentate;
  • Periti agrari e agrotecnici;
  • Diplomati della scuola alberghiera;
  • Soggetti per i quali il Dipartimento di Prevenzione della ASL territorialmente competente ha valutato come utili altri titoli di studio, qualora risulti da documentazione ufficiale del percorso formativo il superamento di almeno un esame in discipline attinenti i rischi collegati al consumo di alimenti.

– Nuovi assunti

Per i nuovi assunti, in caso siano già in possesso di formazione adeguata ai sensi della presenti linee di indirizzo, si deve comunque prevedere, al momento dell’ingresso in azienda, almeno un incontro di addestramento documentato, effettuato dal titolare o dal responsabile del piano di autocontrollo, purché a loro volta debitamente formati.

–  Contratti stagionali, di lavoro flessibile a tempo, etc.

Nel caso di personale assunto con contratti stagionali o altre forme di lavoro flessibile a tempo (a chiamata, voucher, ecc. ), si ritiene necessario che l’obbligo formativo previsto sia già stato assolto e opportunamente documentato al momento dell’assunzione.

In assenza di tali condizioni, nel periodo transitorio di 12 mesi dall’entrata in vigore della DGRL 793/2012 e, successivamente a tale periodo, limitatamente ai contratti di lavoro con durata inferiore a trenta giorni, la formazione di tale personale potrà essere sostituita da un addestramento mirato e documentato, effettuato dal responsabile del piano di autocontrollo e/o dal datore di lavoro (purché debitamente formati), della durata di almeno quattro ore.

– Formazione pregressa

La formazione pregressa all’entrata in vigore del presente provvedimento, purché documentata e ritenuta adeguata dagli operatori ASL che operano nell’ambito del Controllo Ufficiale, si ritiene valida a tutti gli effetti, ma deve essere aggiornata entro il termine di 3 anni dalla data di effettuazione della predetta formazione (qualora sia già trascorso un tempo superiore ai 3 anni alla data di entrata in vigore delle presenti linee di indirizzo, l’aggiornamento dovrà essere effettuato al massimo entro 12 mesi dalla data di pubblicazione della DGRL 793/2012).

– Addetti provenienti da altre regioni

La formazione degli addetti provenienti da altre regioni, impiegati in imprese alimentari situate in Liguria, se adeguatamente documentata e con contenuti formativi analoghi viene ritenuta idonea.

– Contenuti minimi percorso formativo

L’obbligo formativo a cui devono attenersi gli operatori del settore alimentare e degli addetti varia a seconda delle mansioni ricoperte dagli stessi e del tipo di attività svolta dall’impresa alimentare.

Vengono individuati i contenuti minimi delle due seguenti Unità Formative:

  • Unità Formativa A, di base per tutti gli OSA e gli alimentaristi indipendentemente dalle mansioni ricoperte e dalla tipologia di impresa alimentare (durata minima: 8 ore);
  • Unità Formativa B, a carattere specifico e teorico-operativo, che deve essere garantita a tutti i titolari di imprese alimentari, ai responsabili dei piani di autocontrollo e ad alcune categorie di alimentaristi che svolgono mansioni a maggior rischio di trasmissione di malattie attraverso gli alimenti quale le attività di produzione e preparazione alimentare (durata minima 8 ore).

Per quanto riguarda le mansioni si specificano infatti le seguenti tipologie di attività alimentari:

  • attività semplici, a minor rischio: vendita, somministrazione (senza preparazione o manipolazione), deposito e trasporto di alimenti;
  • attività complesse, a maggior rischio: produzione e preparazione di alimenti. 

Per cui per il personale che non ha mai frequentato corsi di formazione dovrà effettuare 8 ore di formazione di base, e se esso effettua attività di produzione e preparazione alimentare, è titolare di un impresa alimentare o responsabile dei piani di autocontrollo dovrà effettuare ulteriori 8 ore di formazione “specifica”.

Come accennato precedentemente gli alimentaristi esentati dalla formazione di base (8 ore) sono quelli in possesso dei seguenti titoli di studio:

  • Laureati in medicina e chirurgia, medicina veterinaria, scienze delle produzioni animali, scienze agrarie, scienze ambientali, farmacia, chimica, scienze biologiche, biotecnologie, scienze e tecnologie alimentari, dietistica, tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, tecniche erboristiche;
  • Laureati in discipline riconosciute equipollenti e documentate;
  • Periti agrari e agrotecnici;
  • Diplomati della scuola alberghiera.
  • Soggetti per i quali il Dipartimento di Prevenzione della ASL territorialmente competente ha valutato come utili altri titoli di studio, qualora risulti da documentazione ufficiale del percorso formativo il superamento di almeno un esame in discipline attinenti i rischi collegati al consumo di alimenti.

Nel caso in cui tali soggetti svolgano attività di produzione o preparazione alimentare, siano titolari di imprese alimentari o responsabili dei piani di autocontrollo devono effettuare, anche se in possesso di titolo di studio, 8 ore di formazione specifica.

– Formazione aggiuntiva

La formazione dei soggetti che, nelle imprese alimentari, si occupano di produzione, preparazione e/o somministrazione di alimenti privi di glutine, deve anche comprendere un apposito modulo in materia di celiachia, della durata minima di 2 ore.

 

 

5. Caratteristiche e struttura dei corsi di formazione per gli osa e gli alimentaristi

 I corsi devono:

  • essere preferibilmente organizzati per target omogenei di operatori, riferiti a omogenei livelli di complessità e di tipologie produttive;
  • prevedere la presenza di un numero di persone non superiore a 25;
  • prevedere sempre una verifica finale attraverso il superamento di prove teoriche – pratiche, nonché il rilascio di un attestato di idoneità che riporti i dati anagrafici dell’interessato, la data di superamento della verifica dell’apprendimento, il numero di ore di addestramento, gli argomenti trattati e l’organismo che ha erogato la formazione.

Può essere prevista l’attivazione di corsi basati su tecniche di apprendimento a distanza mediante sistema informatico, purchè validato dalla ASL competente territorialmente o comunque riconosciuti da enti competenti nel controllo ufficiale in sicurezza alimentare.

Aggiornamento periodico della formazione

L’obbligo dell’aggiornamento periodico della formazione deve essere assolto da tutto il personale (titolare, responsabile autocontrollo e addetti), compresi anche i lavoratori esentati dalla formazione di base perché in possesso dei titoli di studio previsti, salvo i soggetti che adempiono già ad altri obblighi formativi in materia.
Il corso di aggiornamento della formazione degli addetti deve essere previsto ogni cinque anni, con la partecipazione ai corsi sopra descritti, secondo modalità e programmi definiti in relazione al fabbisogno formativo individuato dal titolare o dal responsabile dell’autocontrollo.

Incontri di addestramento

Il titolare dell’impresa alimentare deve assicurare una formazione permanente degli addetti anche tramite lo svolgimento di incontri di addestramento.
Per addestramento si intende un’attività di formazione incentrata sugli aspetti pratici e sulle prassi da utilizzare nell’ambito delle mansioni svolte all’interno dell’impresa, con riguardo alla prevenzione dei rischi specifici.
Tali incontri, a cadenza almeno annuale e comunque in relazione all’evoluzione effettiva dei rischi indicati nel documento HACCP, devono essere quindi strettamente attinenti alla mansione svolta e orientati alla applicazione del piano di autocontrollo e alla promozione di corretti comportamenti in ambito alimentare.
Possono essere svolti direttamente dal titolare dell’impresa alimentare o dal responsabile del piano di autocontrollo, a condizione che siano in possesso dell’attestato di partecipazione al corso per titolari e responsabili del piano di autocontrollo, nonché dell’attestato del relativo corso di aggiornamento.

Nel caso di cambiamento della tipologia della mansione lavorativa il titolare dovrà rinnovare l’addestramento e adeguare la formazione alla mansione svolta entro 180 giorni dalla data di inizio della nuova mansione.
Il responsabile dell’autocontrollo dovrà quindi indicare nel piano di autocontrollo lo svolgimento dell’addestramento definendo modalità, tempi e contenuti e registrare in apposita scheda.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il Bollettino Ufficiale della Regione Liguria del 25 luglio 2012 n° 30 parte II

 

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