Quando si affronta il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, la figura del preposto rappresenta un nodo strategico fondamentale. Non si tratta di una semplice funzione di vigilanza, ma di un incarico operativo e gestionale che incide in modo diretto sulla prevenzione degli infortuni. Il preposto traduce in pratica le linee guida aziendali, osserva quotidianamente ciò che accade nei reparti e si assume la responsabilità di intervenire quando emergono rischi.
Negli ultimi anni, anche a seguito di modifiche legislative rilevanti, questo ruolo ha assunto maggiore rilevanza e ha richiesto una rinnovata attenzione da parte delle aziende. Chi è il preposto, quindi? E cosa implica ricoprire questa posizione?
Chi è il preposto e che ruolo ricopre nella gestione della sicurezza
Il preposto è una figura prevista per legge, incaricata di sovrintendere e controllare le attività lavorative, facendo in modo che vengano svolte nel rispetto delle regole in materia di sicurezza. Opera a stretto contatto con i lavoratori e rappresenta una sorta di filtro tra l’operatività quotidiana e la direzione aziendale.
Rispetto al dirigente, il preposto lavora più vicino alla produzione. È la persona che controlla l’applicazione delle misure di prevenzione e che può, in ogni momento, decidere di fermare un’attività ritenuta pericolosa. Questo ruolo, se esercitato con consapevolezza, può davvero fare la differenza nella riduzione degli infortuni.
In molti casi, il preposto è anche una figura di riferimento dal punto di vista umano. Non si limita a controllare, ma dialoga, ascolta e crea un ponte tra lavoratori e direzione. Questa posizione relazionale ne aumenta la responsabilità, ma al tempo stesso lo rende un alleato insostituibile per l’azienda.
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Obblighi operativi e responsabilità del preposto
Il preposto non è un semplice testimone delle dinamiche produttive. Ha precisi obblighi di sorveglianza, intervento e segnalazione. Ogni volta che nota un comportamento non conforme, deve agire. Non basta conoscere le regole: è necessario applicarle, farle rispettare e, se necessario, intervenire anche con decisione.
Per esempio, è tenuto a sospendere temporaneamente l’attività se rileva un rischio imminente. Inoltre, deve informare tempestivamente il datore di lavoro e l’SPP (può essere l’ASPP o l’RSPP) su qualunque anomalia riscontrata. Non può chiudere un occhio o “lasciar correre” per evitare conflitti: il suo ruolo lo obbliga ad agire con tempestività.
Collabora attivamente alla prevenzione dei rischi e contribuisce al miglioramento delle procedure interne. In questo senso, il preposto è parte integrante della gestione della sicurezza e rappresenta un alleato operativo per tutta l’organizzazione.
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Differenza tra preposto nominato e preposto di fatto
La legge distingue tra preposto designato formalmente e preposto di fatto. Il primo è indicato esplicitamente dall’azienda, di norma attraverso un atto scritto. Il secondo, invece, è colui che, nei fatti, svolge le mansioni tipiche del preposto pur senza una nomina ufficiale.
Questa distinzione è tutt’altro che teorica. Chiunque eserciti un potere di controllo e coordinamento sul lavoro altrui, anche informalmente, può essere chiamato a rispondere come preposto. È un elemento spesso trascurato ma di enorme importanza, perché introduce una responsabilità sostanziale anche in assenza di documenti ufficiali, anzi acuisce eventuali elementi sanzionatori a carico del datore di lavoro per la mancata nomina. formale
In ambito edile o industriale, questo fenomeno è particolarmente frequente. Operai esperti o capisquadra possono trovarsi in ruoli di fatto equivalenti a quelli del preposto, con tutte le responsabilità che ne derivano.
Obbligo di nomina e novità normative
Con il Decreto Legge 146/2021, convertito nella Legge 215/2021, è stato introdotto l’obbligo esplicito per il datore di lavoro di individuare e designare il preposto. Non è più possibile, quindi, lasciare questa funzione all’improvvisazione o alla consuetudine. Serve un atto formale che stabilisca con chiarezza chi ricopre questo ruolo.
La ratio della norma è semplice: rendere più chiara la catena di comando e le responsabilità operative. In contesti pericolosi, come cantieri o impianti industriali, non ci si può permettere ambiguità. Ogni lavoratore deve sapere chi è il referente per la sicurezza e chi ha l’autorità per intervenire.
Oggi, l’omessa nomina del preposto può determinare sanzioni per l’azienda e, nei casi più gravi, incidere sulla responsabilità penale del datore di lavoro in caso di incidente.
Formazione obbligatoria e aggiornamento periodico
Il preposto, per svolgere efficacemente il suo ruolo, deve essere formato in modo specifico. La legge prevede corsi ad hoc che affrontano sia le normative di riferimento sia le competenze pratiche necessarie a svolgere attività di vigilanza.
Inoltre, è richiesto un aggiornamento almeno biennale, in modo da mantenere alto il livello di consapevolezza e di preparazione. In certi casi, come per le attività ad alto rischio, sono richieste modalità di formazione in presenza, con simulazioni pratiche e analisi di casi concreti.
La formazione ha anche un valore protettivo: un preposto che ha ricevuto adeguata istruzione è in grado di documentare i propri comportamenti corretti in caso di contestazioni o procedimenti giudiziari.
Incidenti sul lavoro e responsabilità del preposto
Quando si verifica un infortunio, la prima domanda che ci si pone è: chi doveva vigilare? Il preposto, se in servizio al momento dell’evento, può essere coinvolto in indagini e procedimenti. Tuttavia, non sempre è lui a rispondere direttamente.
Infatti, la responsabilità primaria resta quella del datore di lavoro, soprattutto quando emergono carenze strutturali o organizzative. Ma il preposto non è esente da rischi. Se non segnala un pericolo evidente, se omette di intervenire o se consente comportamenti scorretti, la sua posizione può diventare critica.
Un esempio ricorrente è quello del preposto che, pur accorgendosi dell’uso scorretto dei DPI da parte dei colleghi, non prende provvedimenti. In questi casi, il suo comportamento può essere ritenuto omissivo.
Rischi legali e sanzioni previste
Il preposto non è solo un operatore: è un soggetto giuridico a tutti gli effetti. Se viola i propri obblighi, può essere sanzionato con ammende o, nei casi più gravi, con la reclusione. La giurisprudenza tende a valutare con attenzione la condotta effettiva, ma non ammette giustificazioni generiche.
La mancata vigilanza o la tolleranza di comportamenti pericolosi possono costare molto caro. Per questo è fondamentale che ogni preposto tenga traccia delle proprie azioni, segnali per iscritto le anomalie e richieda interventi quando necessario.
Buone pratiche per tutelarsi nel ruolo di preposto
Chi ricopre questo ruolo ha bisogno di strumenti concreti per difendere la propria posizione. Ecco alcune abitudini da adottare:
- Annotare ogni comunicazione relativa alla sicurezza, anche quelle informali
- Verificare l’utilizzo corretto dei dispositivi di protezione e dei comportamenti
- Effettuare l’informazione delle procedure e delle regole di lavoro.
- Segnalare immediatamente ogni rischio, anche minimo
- Richiedere chiarimenti scritti in caso di dubbi sulle procedure
- Partecipare attivamente ai corsi di formazione
- Mantenere copia della nomina e dei documenti di aggiornamento
Il preposto come risorsa per l’organizzazione
Oltre ai compiti previsti dalla normativa, il preposto può diventare un vero motore di prevenzione aziendale. La sua conoscenza pratica delle attività lo rende una figura chiave per individuare soluzioni, migliorare procedure e rafforzare la cultura della sicurezza.
In molte realtà, proprio grazie al coinvolgimento attivo dei preposti, si sono registrate riduzioni significative degli infortuni, un miglior clima aziendale e una maggiore coesione tra livelli gerarchici. Il preposto, in questo senso, rappresenta non solo un obbligo, ma un’opportunità.
Inoltre, coinvolgere il preposto nelle fasi di progettazione dei processi produttivi permette di prevenire in modo più efficace i rischi, migliorando il layout operativo e l’organizzazione del lavoro. In un’ottica di miglioramento continuo, la sua voce può orientare scelte tecniche e strategiche.
Il futuro del ruolo del preposto nella trasformazione digitale
Con l’evoluzione tecnologica e la digitalizzazione dei processi, anche il ruolo del preposto si sta trasformando. Nuovi strumenti, come software di gestione della sicurezza, app per il monitoraggio in tempo reale o sensori intelligenti, possono supportare le sue attività quotidiane.
L’intelligenza artificiale e l’analisi predittiva offrono al preposto nuovi strumenti per anticipare i rischi e intervenire prima che si concretizzino. Tuttavia, la tecnologia non può sostituire la sua esperienza sul campo: è un supporto, non un’alternativa.
Le aziende più innovative stanno iniziando a integrare il preposto anche in ambiti come la sostenibilità, la gestione del benessere organizzativo e il dialogo con le parti sociali. Il futuro di questa figura si preannuncia sempre più strategico e interconnesso con altre funzioni aziendali.
Una figura da valorizzare
Il preposto non è solo un osservatore o un “controllore”. È una figura operativa, responsabile, strategica. Ignorarne il ruolo o sottovalutarne l’importanza significa esporsi a rischi concreti, sia per le persone che per l’organizzazione.
Investire sulla sua formazione, valorizzazione e protezione legale rappresenta una scelta saggia, che rafforza l’intero sistema aziendale. In un contesto normativo sempre più attento alla prevenzione, il preposto è destinato a diventare una figura sempre più centrale, anche in chiave di sostenibilità organizzativa e reputazione.
Ogni azienda lungimirante dovrebbe valorizzare questa figura con mezzi adeguati, strumenti efficaci e un riconoscimento reale del suo contributo quotidiano alla sicurezza sul lavoro. In un mondo che cambia, il preposto resta una certezza.
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